Samba. Comédie sans-papier

Lui sans-papier, lei borghese smarrita. Lui vuole fare il cuoco, lei è cucinata

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Samba
di Olivier Nakache ed Éric Toledano
con Omar Sy, Charlotte Gainsbourg, Tahar Rahim
Voto 6

Un piano sequenza in un elegante locale di Parigi, dove si festeggia con grande sfarzo un matrimonio, termina nelle cucine. Dove lavorano solo extracomunitari, la maggior parte sans-papiers. Et voilà, la commedia sociale ha inizio. È Samba, del collaudato trio Nakache-Toledano alla regia, Omar Sy protagonista, gli stessi di Quasi amici (2011), che con 51 milioni di spettatori ha spodestato il record di Il favoloso mondo di Amélie, per dieci anni la pellicola francese più vista nel mondo. Il film, tratto dal romanzo Samba pour la France di Delphine Coulin – la regista di 17 ragazze – qui anche sceneggiatrice, vanta già 13 milioni di spettatori oltralpe. Samba, Omar Sy, senegalese, lavora nelle cucine di un ristorante e, in attesa di un permesso di soggiorno, si rivolge a un’associazione che fa assistenza giuridica agli immigrati. Al suo caso si interessa Alice, Charlotte Gainsbourg, manager letteralmente burn out per il troppo lavoro, che si prende una pausa e si butta nel volontariato – scelta molto bobo. L’incontro lascia il segno. Lui viene fermato e spedito in un centro di accoglienza lungo le piste dell’aeroporto Charles de Gaulle, lei, la depressa – come la definisce il vecchio zio di Samba – fatica a riprendersi. Quando Samba viene liberato, vive nel terrore di essere riacciuffato e rispedito in Senegal; per lei aiutare lui è meglio di una terapia. Tra loro, la comunità di clandestini tra cui Wilson – Tahar Rahim di Il profeta e del più recente Un padre – che si finge brasiliano perché è più facile trovare lavoro, le incursioni della polizia, le fughe sui tetti, la fame, la ricerca disperata di un lavoro stabile. Dall’altra parte, l’alta ma infelice borghesia, il gruppo delle assistenti sociali, i problemi con l’immigrazione, i gap linguistici, le festicciole. Due mondi raccontati in modo troppo stereotipato. E, un po’ scontato, l’amore – peraltro senza la chimica necessaria – tra Samba e Alice, che per quasi tutto il film continuano a darsi del vous. Per lui sarà riscatto sociale, per lei la fine del burn out. Per lo spettatore, tutto un po’ prevedibile, compreso il finale.

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Mariatilde Zilio
Nata a Bergamo, laureata in Filosofia, giornalista. Vive a Milano dove lavora (ad Amica, Rcs). Su Spettakolo.it non troverete mai un suo pezzo su Woody Allen: è di parte perché lo adora, anche nelle sue cose peggiori.