Child 44 – Il bambino n. 44
di Daniel Espinosa
con Tom Hardy, Noomi Rapace, Gary Oldman, Joel Kinnaman, Paddy Considine.
Voto 7- 


Bambino 44, il libro di Tom Rob Smith, racconta l’avventura di Leo Demenov,  eroe di guerra dell’Unione Sovietica divenuto negli anni Cinquanta membro della polizia segreta staliniana, segugio e carnefice in buona fede, disposto a fare il male perché nasca finalmente il mondo senza male. Demenov, animale spietato con un fondo perplesso, in guerra contro i nemici dello Stato (e in lotta per non finire a sua volta nella macchina tritatutto dello Stato, incalzato dal solito collega vile che vuole sostituirlo agli occhi del Partito), incappa nella classica indagine che non si deve fare: un serial killer  che uccide bambini. Ma non è previsto che nel paradiso dei lavoratori continui a esistere l’omicidio: è un problema borghese, quindi sradicato. Per cui l’anomalia deve essere  ricondotta al binomio ossessivo fedeltà/tradimento ideologico. È già una scorciatoia romanzesca per raccontare lo stato di polizia di Stalin. Demenov da grande inquisitore passa a inquisito, come storicamente spesso succedeva. Ma la storia è quella del serial killer di Rostov e dagli anni Ottanta è stata retrodatata agli anni Cinquanta.
Perché?
Child 44, il film di Daniel Espinosa tratto dal libro, fa un ulteriore taglio radicale (un po’ alla Demenov: qui più animalesco, ma sempre perplesso) e la formula si semplifica così: mostri di Stato (la polizia segreta e Demenov decaduto con la moglie che l’ha sposato per paura) in uno Stato mostro (dove tutti denunciano tutti) cercano mostro assassino di bambini (l’unico che il male “deve” farlo: è la sua natura…) mentre il piccolo padre Stalin, il grande Mostro, divora tutti i suoi figli (le purghe e i processi).
L’Unione Sovietica del film non è “anche” uno stato di polizia, è solo uno stato di polizia in caccia di tutti, dove tutti tradiscono, denunciano, picchiano, torturano e uccidono tutti, coatti da un sistema che -nel film- non ha neanche un fine: qui non si fa più il male per uccidere il male. Si fa il male perché è l’unica aria respirabile. Anche loro, come il mostro lo deve fare ai bambini, lo devono fare: è la loro natura…
È una tesi-mostro (per stare in tema), ed è stata accusata di essere un ritorno alla propaganda antisovietica (anzi anti Russia di Putin…) e inaccettabile alla vigilia del 70° anniversario della vittoria sul Nazismo. Per cui è scattata la censura: il film in sala i russi non lo vedranno.
Peccato, perché la tesi-mostro produce un film-mostro (non bello, ma interessante) che entra in guerra anche con la logica del libro e (solo nella struttura) ricorda il trattamento che il libro-fiume Dune subì da David Lynch per diventare il film Dune: ai tempi si disse che era un-film-fatto-di-prossimamente. Child 44 sembra un film fatto di trailer violentissimi e talvolta separati tra loro da iati (che capisce solo chi ha letto il libro, ma non importa), dove l’indagine centrale sul mostro che uccide i bambini si risolve, ma è laterale: allo spettatore arriva come un evento tra i tanti, perché quello che sta a cuore a Demenov (e al regista Espinosa) è che in questo inferno, dove tutti trascinano tutti nei gironi più profondi, emerga un progetto: per rompere il regno del male è necessario inventare un dispositivo autonomo che indaghi il male: creare una squadra omicidi, cioè una polizia non politica. E dare una nuova casa e una nuova famiglia gli orfani. La metafora è evidente: si prepara il dopo Stalin. Ma come Demenov, a questa tesi è stato sacrificato anche il film, più che imperfetto, ma almeno diverso…
E ci sarebbe anche da discutere quanto il trailer rappresenti il film…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori