Niente campo? Libon e Reach Me cercano il Wi-Fi.

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Libon,  app di messaggistica istantanea e VoIP multifunzione di Orange (ex-France Telecom)  ora  permette di ricevere chiamate anche senza copertura GSM.
Il piccolo “miracolo” si deve a Reach Me, nuova applicazione di Libon che utlizza la rete wi-fi per telefonare –  in qualità HD – anche senza campo o dove il segnale è insoddisfacente. Con Reach Me è possibile raggiungere tutti i contatti, chiamando telefoni fissi e cellulari da oltre 100 destinazioni. Si parla gratis anche con i numeri non  presenti in Libon. Quindi niente più black out telefonico in viaggio o in vacanza a patto che ci sia una rete wifi raggiugibile. E se si è all’estero, si può ricevere, o fare, una chiamata tramite wi-fi con Libon senza passare per il roaming della linea mobile e dunque praticamente gratis.
L’app offre anche una serie di opzioni avanzate come l’invio e la ricezione di saluti personalizzati in segreteria e la possibilità di riunire tutte le comunicazioni appartenenti ad un contatto (chiamate, messaggi di testo o di segreteria telefonica) in un’unica schermata. La funzione Reach Me è un’anteprima mondiale esclusivamente italiana, al momento utilizzabile solo da dispositivi Android.  Anche Apple infatti sta studiando una soluzione simile a quella di Orange/Libon per Ios e non ha dato l’autorizzazione. Anche Google è della partita con una applicazione per telefonare con il wi-fi, per ora disponibile solo negli Usa.  Già disponibile all’interno di Libon , e per il momento del tutto  gratuita  , Reach Me prevederà solo successivamente la sottoscrizione ad un piccolo abbonamento a pagamento.

 

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Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.