Da sempre ci guardiamo allo specchio, ma col tempo stentiamo a riconoscerci in quello che vediamo.

Possibile che siamo lo stesso bambino che impastava la sabbia con l’acqua del mare?

La stessa bambina lanciata con furia nei giochi dei maschi o che batteva zelante una foglia cruda con un sasso sul muretto sotto casa fingendo di fare la mamma?

Guardiamo i nostri genitori, più facilmente uno solo di essi, giacché col tempo uno dei due, il papà presumibilmente, sarà già andato, caduto in quel mai che non sappiamo decifrare.

Ma la mamma è qui.

Possibile che sia la stessa persona vigorosa e ferma che gestiva il nostro mondo con agilità secondo il nostro sguardo intimo?

Potessimo tornare per qualche minuto alle estati feroci in cui lei aveva solo trent’anni, e potessimo non visti spiarla nei gesti convulsi, in tutto il suo sudato e pieno vivere di donna combattiva, come la sentiremmo?

Quale sarebbe il sentimento per la vita, smarrimento o brivido per la terribile giustezza delle cose?

Le scienze più avanzate ci dicono che il tempo sarebbe possibile ripercorrerlo al contrario, come un segmento sporto verso il nonsisa. Riavvolgere la matassa che ci contiene, per ricollocarci in un dove a caso, e scoprire com’è.

Vedremmo gli alberi in un posto dove sappiamo non esservi più traccia di verde da anni, vedremmo forme antiche delle cose che oggi ci appaiono ingenue, a volte persino ridicole, altre volte superbamente poetiche, e vedremmo le persone affannarsi nel fare cose che ora riteniamo inutili, in un modo che oggi riteniamo goffo e farraginoso. Li vedremmo dannarsi dietro a faccende che ora assolviamo in pochi istanti, con risultati di gran lunga superiori a quelli prodotti allora. Ore e ore, giorni, settimane e mesi per realizzare una qualunque cosa per la quale a noi basta un frammento invisibile del nostro tempo.

Il nostro tempo. Col tempo dunque lo avremmo guadagnato, il nostro tempo, ma dobbiamo chiederci con quale vantaggio.

Che senso ha avere tempo se lo si spreca vanamente.

Il tempo è qualcosa che assilla.

Il tempo è un’entità indefinibile e a nessuno è riuscito mai di darne una rappresentazione convincente. La sua stessa esistenza è un dato non verificabile in assoluto, ma solo in relazione a qualcos’altro.

Il tempo non esiste, come molte altre cose in cui crediamo.

Ma dovendo credere alla sua esistenza, non otteniamo granché.

L’unico dato che abbiamo a portata di mano è che il tempo, che dovrebbe essere lo stesso per tutti, per tutti è una cosa diversa, una cosa propria e cangiante: a volte elastico come una fionda, in altri casi è spietato o generoso, a seconda delle circostanze.

La verità è che qualcosa che ci scorre attraverso oppure, viceversa, qualcosa attraverso la quale noi scorriamo, ci cambia secondo un volere che non è nostro.

E se il tempo non esiste, qualcosa ha comunque il potere recondito di mutarci.

Allora se non è il tempo è il sole, la stella che ci nutre e ci cresce. Così insignificante nel concerto universale, e così potente per noi, questo solista che canta per noi soli, che ci fa germogliare come gemme polpose e il cui amorevole tocco prolungato ci spinge verso una maturazione continua, finché l’acqua che ci ha generato gradualmente non si dirada, si limita, asciuga, si estingue.

E la stella insiste il suo canto su di noi, e ancora e ancora.

Eppure malgrado il suo bacio mortale, continuiamo a esserci e come muti prigionieri di noi stessi più consapevolmente di prima guardiamo le cose mutare con noi, in quella impotenza magica che determina tutte le cose come vere, per quello che ne possiamo sapere.

Sentiamo così cose che non possiamo capire.

Valutiamo cose che non sappiamo se esistono.

Vediamo persino cose che certamente neppure più esistono: come le stelle.

Una notte profumata d’estate mi sono sorpreso a pensare che la volta stellata che mi sovrastava non fosse che una semina di morti ancora splendenti.

Ma noi, che entità siamo e soprattutto perché percepire se non ci è dato di capire?

Riflettiamo sulla portata nulla di ogni risposta a questa domanda.

Niente può salvarci dalla vita.

Così facciamo la nostra parte dal di dentro di un coro di cui ci sfugge il senso e il disegno e noi nel protestare la nostra maledetta innocenza, non troviamo la voce.

L’incertezza con cui conduciamo l’esistenza è l’unica certezza che abbiamo, e questo, come un cielo tempestato di vite trascorse, ci commuove.

gianCarlo Onorato (fotografia di Isabella Vimercati)
gianCarlo Onorato (fotografia di Isabella Vimercati)

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gianCarlo Onorato
Musicista e scrittore fuori dagli schemi, ex leader di Underground Life. Ha pubblicato i dischi: Il velluto interiore (1996), Io sono l’angelo (1998), Falene (2004), Sangue bianco (2010, Premio Giacosa 2012); ExLive con Cristiano Godano (2014); ed i libri: Filosofia dell’Aria (1988), L’Officina dei Gemiti (1992), L'ubbidiente giovinezza (1999), Il più dolce delitto (2007), ex - semi di musica vivifica (2013). Centinaia di concerti alle spalle e un nuovo disco e un nuovo romanzo nel prossimo futuro.
  • Truemmerfrau

    Caro gianCarlo,

    purtroppo non ci è dato o non sappiamo ancora come fluire in quel contrario… Ognuno di noi avrebbe il suo personale ed intimo desiderio di viaggio… mentre siamo qui con le nostre incerte domande a tenerci in questo flusso. Da “The tree of life” di Malick:
    https://www.youtube.com/watch?v=npa34sjJ_9E
    “Lacrimosa” di Zbigniew Preisner tratta dall’originale “La messa di Requiem in re minore K 626” di Mozart.
    un saluto

  • Truemmerfrau

    Caro gianCarlo, in queste giornate di sole e di calore, quasi improvvise
    dopo il freddo, almeno in questa zona d’Italia, ho scoperto questa
    “Filastrocca del Sole” scritta da Bruno Tognolini e la riporto in questo
    spazio, strizzando l’occhio al gioco dei bambini con cui hai iniziato
    queste Tue considerazioni sul Tempo… finiremo tutti arrosto!
    Babbo Sole cuoce il cuore dei giganti
    Fa maturare ramarri e pomodori
    Spacca le pietre in briciole croccanti
    Che dalla terra fino i morti guardan fuori
    Babbo Sole fa i colori ai pappagalli
    Fa mezzogiorno dovunque senza scampo
    E l’occhio vede solo aranci e solo gialli
    Solo Pinocchio che corre in mezzo a un campo
    Babbo Sole dove scaldi quest’estate?
    Scalda la spiaggia dove devo andare io
    Scalda il mare con le schiume delle ondate
    E di tutti gli aquiloni, brucia il mio!
    Aspetta aspetta che adesso arriva agosto
    E Babbo Sole ci cuoce tutti arrosto
    Ci guarda correre, ci prende in braccio
    Ci abbraccia e brucia con un solo grande abbraccio

    un saluto