Filarmonica Municipale LaCrisi. Da tenere d’occhio

L'opera seconda di questa band toscana, già vincitrice del Premio Ciampi, è notevole: ascoltateli, ne vale la pena

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Sento cadere qualcosa
dei Filarmonica Municipale LaCrisi
Voto 8


Ci sono rari momenti in cui il recensore entra in contatto con nuove realtà musicali e sente l’urgenza di fare qualcosa. Fare in questo caso, sta a scrivere, almeno per il momento. Quando alcuni artisti hanno iniziato il loro percorso e non ci se ne è accorti, si è prontamente ricorsi alla ricerca dell’opera prima, delle tracce iniziali che hanno condotto al successo, alla fama.

Penso, ad esempio e non a caso, ai Baustelle che, esplosi al terzo disco, han fatto attendere qualche annetto i fan per poter riascoltare i loro primi due lavori e potrei fare anche altri esempi.

cover_scdIn questo caso accendo un fanale sulla Filarmonica Municipale LaCrisi, quintetto toscano che già è al secondo lavoro, prodotto dall’Alessandro Fiori già Mariposa e poi con Marco Parente, mi regala, motivo per cui generosamente ne divulgo, uno degli ascolti più interessanti, stimolanti e finanche emozionanti dei miei ultimi anni.

Sento cadere qualcosa prende il titolo da una raccolta di poesie di Natan Zach e parla dell’attimo di attesa che divide quel che sta per accadere e quel che accadrà, bella metafora di tutta l’operina. Le influenze dei maestri più colti si colgono tutte (dalla Penguin Cafè Orchestra alla Piccola Orchestra Avion Travel, passando via Tuxedo Moon e un raffinato low-fi psichedelico e pure un po’ Canterbury) ma più di ogni altra cosa si sente che il lavoro è fatto con l’amore per la musica più che per ricerca della popolarità. Vincitori del Premio Piero Ciampi, mi consentano di citarlo al plurale: han tutte le carte in regola per essere degli artisti. E a chi non interessa, Adius.

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Marcello Valeri
Marcello Valeri nasce verso la fine del 1963, anno che vide la morte di Kennedy nella versione di Oliver Stone e la nascita dei Beatles. Influenzato dai fattori sopra citati sin da piccolo dimostra una spiccata tendenza al ballo interrotta solo da rovinosa caduta della partner con conseguente pianto a dirotto, episodio che lo dirotterà per sempre all’ascolto immobile di qualsiasi tipo di musica. Comincia a scrivere di musica nei primi anni 80 su Rockerilla, per poi passare a Rumore, Pulp e poi Blow Up ma insoddisfatto del meccanismo “tu manda che se piace si pubblica – ovvero scrivi bene di qualsiasi disco anche se fa schifo” cessa negli anni 90 ogni pubblicazione cartacea e preferisce dedicare le sue prose all’amico Gian sul sito di Disco Club per approdare a nuovi lidi (si spera). In mezzo lavora da trent’anni nel sociale e si arrabatta per arrivare a fine mese, specie il 20, quando prende lo stipendio che in genere gli dura tre giorni, come gli argentini di Fossati. Da un anno circa ha un programma su web radio che si intitola Freak show.