Leviathan. Le ossa dello Stato

Le gelida descrizione dell'ingiustizia radicale.

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Leviathan
di Andrei Zvyagintsev
con Aleksey Serebryakov, Elena Lyadova, Vladimir Vdovichenkov, Roman Madyanov, Anna Ukolova.
Voto 8


Sul mare di Barents, nord della Russia, l’ex soldato Kolya entra in conflitto col sindaco corrotto che vuole convincerlo e poi costringerlo a cedere le sue terre, la sua casa e le sue cose. Kolya coinvolge un avvocato ex compagno d’armi. È scontro del singolo contro il Potere. In Russia, oggi.
Il film diciamolo subito è quasi finito agli Oscar (ma, si disse, premiarlo avrebbe aperto ulteriori screzi con il governo Putin), ha vinto il Golden Globe e in patria è uscito a fatica vessato da controversie di censura con il ministero che lo accusa di essere un film che ha chiaro cosa non ama, ma non è chiaro cosa ami: “Forse la notorietà e i tappeti rossi dei festival” (sì, ha anche vinto la Palma per la Miglior sceneggiatura a Cannes 2014). Bella battuta da coda di paglia. Anche la chiesa Ortodossa si è lamentata per come è stato presentato un suo vescovo. E ha ottenuto di recente una legge contro la bestemmia. Comunque lo Stato non finanzierà più film critici nei confronti dello Stato.
Il titolo Leviathan ricorda la balena simbolica i cui resti biancheggiano sulla spiaggia di questo mondo freddo che si richiude ineffabile sull’Ingiustizia Assoluta; ricorda il mostro che inghiottì Giona citato nel Libro di Giobbe sui dolori con cui Satana infierisce sull’uomo su permesso di Dio: ovvero il conflitto col Potere; ricorda il Leviatano di Hobbes, ovvero il corpo/mostro dello Stato a cui demandiamo parte della libertà in cambio di protezione sociale. E se la metafora di questa guerra dell’irriducibile contro il corrotto non fosse ancora chiara, il nome Kolia suona come Kolhaas, quel Michael Kolhaas di Von Kleist simbolo di chi subisce un torto dal potere e per non venire a patti entra in uno stato di guerra perpetuo e distruttivo. Ma questa non è solo la storia di Kolya: Leviathan è la gelida traversata di una sofferenza sotto lo sguardo indifferente della Natura Matrigna, qui integrata con il Potere e il disamore. E tutto è perduto senza remissione. All’inizio sembra un film gelido e lento, con un ritmo quasi insostenibile. Poi pezzo dopo pezzo la materia appare incandescente (e sicuramente agli occhi del Potere, indecente).   Il precedente film del siberiano Zvyagintsev era Il ritorno, opera prima e subito Leone d’oro a Venezia 2003…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori