TomTom Bandit. L’action cam con l’editing integrato

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Per molti TomTom è sinonimo di navigatori satellitari e GoPro è sinonimo di action cam: marchi che identificano in generale il prodotto come già avvenne per il Walkman o la Jeep. Oggi però TomTom vuole staccarsi dal mondo navigatori GPS e decide di invadere proprio il campo d’azione di GoPro reinventandosi come produttore di action camera. E lo fa con Bandit videocamera che rende l’editing e la condivisione in rete dei filmati semplice e veloce.
Bandit è stata realizzata infatti con un server media integrato che elimina la necessità di riversare i video delle proprie imprese sportive sul pc prima di poterli modificare. Basta scaricare sul proprio smartphone l’app dedicata (gratuita e compatibile con smartphone Android e IOS) e farla dialogare con la videocamera in modalità editing: “postproduzione” e condivisione dei propri video si realizzano in pochi minuti, semplicemente scuotendo il telefono. Le modifiche permettono di aggiungere musica ed effetti personalizzati, come ad esempio il tachimetro della velocità, prima di condividere il video con gli amici. Operazione che si può effettuare anche manualmente con un pulsante posizionato sulla videocamera o con il telecomando. Bandit 2
Visto che è prodotta da TomTom non potevano mancare i sensori di movimento integrati e GPS per trovare e contrassegnare automaticamente i momenti più emozionanti in base alla velocità, all’ altitudine, alla forza G, all’accelerazione e alla frequenza cardiaca. Bandit può registrare video a 1080p o a 120 FPS e 720p e può catturare una singola immagine alla risoluzione di 16 MP oppure di 8 MP in modalità Burst (scatti in sequenza). Integrata ovviamente la connettività Wi-Fi e buona la autonomia pari a 3 ore circa per le registrazioni in Full HD. Prezzo “base” di 429 euro che sale a 499 con il pacchetto completo di accessori che include tra l’altro telecomando, supporto per manubrio, coperchio per l’obiettivo.

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Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.