Le puntate precedenti

I musicisti
Gli attori e i registi
Gli scrittori 

È strano constatare quanto spesso la parola “arte” sia accostata alla parola “politica”: “La politica non è una scienza, come molti fra i signori professori immaginano, ma un’arte”. Otto von Bismarck, tanto per dirne una.

Fino ad arrivare alla commistione con la guerra, (Sun Tzu, L’arte della guerra, III secolo avanti Cristo) che della politica non è altro che la continuazione, come diceva il generale prussiano Carl von Clausewitz.
Anche se forse ha più ragione T.E. Lawrence in I sette pilastri della saggezza, quando dice che: “L’arte di governare richiede più carattere che intelligenza”.
E infatti, nelle opere dei politici che vedremo, di intelligenza – in senso artistico – se ne vede davvero poca. Di carattere invece ce n’è tanto, forse troppo. Quel tipo di carattere o, per meglio dire, quell’egocentrismo, che impedisce di valutare serenamente le proprie effettive capacità.
Probabilmente è questo il caso in cui tele e pennelli servono ad allentare una pressione enorme, oppure a riempire vuoti cosmici una volta spenti i riflettori del potere.
Continuando quindi la lunghissima carrellata di tutti quei personaggi più o meno famosi, attratti come falene dall’irrefrenabile bisogno di impugnare pennelli, tele, scalpelli e macchine fotografiche, si potrebbe dimostrare – calcolatrice alla mano – che i vincitori sono gli scrittori, seguiti a ruota dai musicisti, con a chiudere quelle teste vuote degli attori (ma non dei registi) e, in magnifica solitudine all’ultimo posto, i politici.
E allora cominciamo a stroncarli, questa volta senza alcun senso di colpa.

Adolf Hitler. Se davvero dovessimo credere alle storielle su dio, il peccato, il paradiso e compagnia bella, lui non potrebbe essere che satana in persona. E proprio come il diavolo, che fa le pentole senza i coperchi, anche il mostro nazista che voleva essere un artista, disegna senza anima: preciso, freddo, geometricamente ineccepibile, agghiacciante anche quando si cimenta in qualcosa che, come l’arte, in fondo rappresenta l’anarchia e la libertà di pensiero. Opere inutili, con qualcosa di profondamente sbagliato che sovverte l’anima anche nei soggetti più banali. Diabolicamente destabilizzanti, come se stessimo guardando qualcosa che non proviene dal pianeta Terra. E comunque lo boccerei anche se avesse affrescato la cappella Sistina.

Adolf Hitler
Adolf Hitler

Winston Churchill. Non poteva che essere affiancato al nemico giurato della Gran Bretagna e l’intero genere umano. Il pacioso bonaccione col perenne sigaro in bocca che promise agli inglesi lacrime, sudore e sangue in cambio della libertà, fuggiva la triste realtà attraverso i pennelli. I suoi quadri sono paesaggi placidi e sereni, boschi, campagne tipicamente inglesi, laghetti alla Monet illustrati con la mano di un adolescente portato per il disegno. Bocciato per l’arte, ma promosso per meriti acquisiti sul campo.

Winston Churchill
Winston Churchill

Dwight D. Eisenhower. Sicuramente conosceva Churchill, dato che fu capo delle truppe statunitensi stanziate in Gran Bretagna. Suo anche il comando dello sbarco in Normandia. Senza dimenticare che fu anche il trentaquattresimo presidente degli Stati Uniti – subito prima di Kennedy – dal 1953 al 1961; una carica a quanto pare molto stimolante sotto il profilo artistico. Strano accostamento tra il militare d’azione e l’anarchismo dell’arte. E infatti “Ike” appare impacciato e fuori luogo nei paesaggi dipinti con mano piuttosto infantile, e ancor più nelle figure umane, a parte forse il ritratto che fece al generale Montgomery, anche se la stesura del colore è davvero approssimativa. Bocciato anche lui in educazione artistica, ma promosso per meriti acquisiti sul campo.

Dwight D. Eisenhower
Dwight D. Eisenhower

Francisco Franco. Tanto per rimanere in zona dittatori. Uno che ha tenuto la Spagna sotto il pugno di ferro fino al non tanto lontano 1975. Responsabile della morte di Federico Garcia Lorca – di cui abbiamo parlato nella puntata precedente – e innumerevoli oppositori al regime. Recentemente, nel suo libro La naturaleza de Franco, il nipote del Caudillo (Francisco Franco Martinez-Bordiù), oltre a definire il nonno il più grande leader nazionale del ventesimo secolo, lo giudica – a differenza di Hitler e Churchill – un ottimo pittore. “Specialmente le scene di caccia – dice – rivelano un uomo che ha compreso la tragedia che ha colpito l’Europa e che ha avuto il coraggio di combatterla, rimanendo sempre un uomo che non ha perso la traquillità dell’anima…”. Fortunatamente aggiunge che il nonno non era un pittore professionista, ma però pone il suo lavoro addirittura al di sopra di quello di Dalì. Tutte cazzate. Bocciato.

Francisco Franco
Francisco Franco

George W. Bush. Va bene, è ora di alleggerire la tensione, e cosa c’è di meglio di un ex presidente che ha rischiato di morire per aver mandato di traverso un pop corn o qualcosa del genere? Bush non è un pittore e mai lo sarà, ma ha il merito di strappare un sorriso, o meglio, risate che diventano incontenibili ogni qual volta si posi lo sguardo su una qualsiasi sua opera. Che dire dei ritratti dei potenti, tra cui anche il nostro Berlusconi? Oppure quelli di cani, sua ultima grande passione? L’uomo non è intelligentissimo, d’accordo, ma il suo sorriso, ogni volta che viene intervistato a proposito dei suoi quadri, la racconta lunga su come la pensi a proposito della sua passione. Bocciato con allegria.

George W. Bush
George W. Bush

Vladimir Putin. Visto che è stato tirato in ballo da un ritratto di George Bush, parliamo di lui, l’uomo che, insieme a Berlusconi e Sarkozy, si gioca la palma del politico più basso. Che sia questa la causa di tanto egocentrismo? Del voler apparire a tutti i costi un freddo uomo tutto d’un pezzo? Non lo so, forse la mia è solo una scusa per giustificare l’antipatia che innegabilmente irradia dall’attuale presidente della Federazione Russa. Eppure, fra i suoi tanti interessi machisti – arti marziali, caccia, pesca, auto – ce n’è uno che non si accorda molto: la pittura. È d’obbligo quindi mettere le mani avanti e partire dal presupposto che l’unico quadro noto (Pattern) – battuto nel 2009 ad un’asta di beneficenza per 1,14 milioni di dollari – sia realmente opera sua. Cosa su cui nutro seri sospetti. Ma atteniamoci alla versione ufficiale, e giudichiamolo per ciò che dovrebbe essere, ovvero un quadretto niente male.
Il soggetto prima di tutto, una finestra da cui si intravede un cielo stellato, le tendine bianche accennate con pochi vigorosi colpi di pennello, quei rossi sfacciati, gli interventi applicati alla tela. Promosso con diffidenza.

Vladimir Putin
Vladimir Putin

Amintore Fanfani. A proposito di uomini bassi. In un’epoca di revisionismi storici quanto meno assurdi, sarebbe facile dire che il toscanaccio ex Presidente del Senato della Repubblica dal 1968 al 1973, fosse anche un artista. Ma, a dispetto della sua grande passione per l’arte, non lo era assolutamente. Le sue opere sono quanto di più impersonale si possa immaginare: cavalli alla Aligi Sassu, campagne – presumibilmente toscane – di stile naive, astrattismi insignificanti che ricordano il Ballantini del pezzo su attori e pittori. A poco vale ciò che riferisce in un’intervista la moglie Maria Pia Fanfani in occasione di una retrospettiva dedicata al marito nel 2006. E cioè che Amintore le disse: “Prometti che quando morirò, continuerai a far conoscere la vita di Amintore pittore, perché se dovessi scegliere tra lasciare il ricordo di uomo politico o di pittore, “cara bertuccia” (così affettuosamente mi chiamava), vorrei essere ricordato come pittore”. Purtroppo invece il ricordo che lascerà di sé sarà quella foto in cui, durante una messa in memoria di Aldo Moro, il militante democristiano Angelo Gallo gli tira le orecchie, rimproverandolo di essere “Troppo morbido con i comunisti!”. Comunque bocciato.

Amintore Fanfani
Amintore Fanfani

Queen Victoria. Ovvero la regina Vittoria (1819-1901), trisnonna dell’attuale Elisabetta II, sovrana di Gran Bretagna. Che dire? Che erano anni in cui la buona educazione di una futura regina che diede il suo nome all’epoca vittoriana comprendeva la musica, l’arte e tutte quelle buone forme di cultura che fanno di un nobile ciò che è. I suoi sono disegni tratti da diari e mostrati al pubblico solo recentemente. La mano è abbastanza buona, ma pur sempre altezzosa e permeata da una certa rigidità. Meglio gli acquerelli, ma niente di che. Bocciata.

Queen Victoria
Queen Victoria

Ulysses S. Grant. Dall’altra parte dell’Oceano, più o meno nello stesso periodo, il generale Ulysses Grant, uno dei principali artefici della vittoria nordista durante la guerra di secessione americana, e uno dei peggiori presidenti degli Stati Uniti dal 1869 al 1877, si dilettava a dipingere con mano felice paesaggi, nativi americani e cavalli. Ma non solo, le sue memorie – scritte nel 1885 – sono tuttora considerate un classico della letteratura Americana. Purtroppo è difficile recuperare immagini delle sue opere, ma per quel poco che si riesce a intuire, per uno impegnato più che altro con sciabole cavalli e pistole, non è niente male davvero. E poi, che fascino la sua foto in divisa, appoggiato a un albero, una sedia da campo alla sua destra e una tenda militare sullo sfondo… altro che Dolce & Gabbana! Promosso.

Ulysses S. Grant
Ulysses S. Grant

James Earl (Jimmy) Carter. Presidente degli Stati Uniti dal 1977 al 1981 e premio Nobel per la pace nel 2002, per molti è sempre stato mister nocciolina per via delle sue coltivazioni di arachidi . Un uomo controverso e bizzarro. Democratico e vicino ai temi ecologici fin dai primi anni ‘70, fornisce con gli accordi di Camp David del 1978 un valido contributo alla risoluzione del conflitto tra Egitto e Israele. D’altro canto è lo stesso uomo che, nel 1969, disse di aver avvistato un UFO, e pure il medesimo che, come presidente degli Stati Uniti, registrò la propria voce sul disco lanciato insieme alla sonda Voyager 1 nel 1977. E come pittore? Malgrado abbia venduto una sua opera per 250mila dollari, è terribile. Bisognerebbe coniare un termine apposito per questo genere di pittura, perché definirla naive o primitivista sarebbe già troppo sofisticato, e un’offesa verso i veri naive come Henri Rousseau o Ligabue. Bocciato.

Jimmy Carter
Jimmy Carter

Carlo, principe di Galles. L’erede al trono più sfortunato del pianeta. Probabilmente non ci salirà mai (sul trono), e penso gli stia bene così. In fondo gli importa molto di più dedicarsi al polo, all’ambiente, all’architettura, alle cause caritatevoli e, soprattutto, all’arte. E forse è proprio per non offendere una così grande passione che molti lo giudicano un abile e apprezzato acquarellista. In fondo non è neanche così male. L’acquarello – che non è affatto una tecnica così semplice – lo padroneggia piuttosto bene. I soggetti però sono quello che sono: i soliti paesaggi esotici o tipicamente inglesi dipinti come la tecnica comanda. Ed è proprio questa mancanza di creatività, di fantasia, di scelte decise – proprio come nella sua vita – che mi convincono a rimandarlo nella speranza che prima o poi si decida a crescere.

Carlo, principe di Galles
Carlo, principe di Galles

Ottaviano del Turco. Ex sindacalista, successivamente ministro della Repubblica dal 2000 al 2001 e presidente della Regione Abruzzo dal 2005 al 2008, era il tipico esponente di una certa sinistra che predicava bene e razzolava male. Collezionista di arte contemporanea, fu arrestato nel 2008 per una brutta storia di corruzione, concussione e truffa. Stroncata la carriera politica, forse per una sorta di volontà di redenzione, finisce per buttarsi a dipingere. Fatto sta che la mostra che allestisce a Celano (l’Aquila) il cui ricavato servì a finanziare il giornale l’Avanti fu un fiasco. Le opere più vendute furono soprattutto le serigrafie (250 mila lire l’una), mentre di quadri, che autovaluta tra i 2 e i 15 milioni di lire, ne vende solo quattro. Riguardo al valore artistico delle sue opere, direi che non vale nemmeno la pena infierire. Roba vista e stravista. Bocciato.

Ottaviano del Turco
Ottaviano del Turco

Alessandra Mussolini. Un nome ingombrante che ho voluto conservare per il finale. Nipote di Benito – che a onor del vero aveva una stupenda calligrafia –  figlia di Romano – apprezzato pianista jazz – e di Anna Maria Scicolone (sorella di Sophia Loren) di arte e dintorni ne ha vissuta parecchia. Nel suo piccolo, oltre a posare per Playboy nel 1983, ha pure pubblicato un album di canzoni (Amore) con testi di Cristiano Malgioglio. Pure attrice in qualche commedia all’italiana tranquillamente dimenticabile nonché in Sabato, domenica e lunedì della Wertmuller, ora ha pensato bene di tornare ai vecchi amori cimentandosi nella pittura. Dichiara che per lei è un hobby, un modo di esprimere le emozioni, che la tela la strapazza, quasi la violenta (tale nonno…). Che dire? Sembrano un po’ quel genere di quadri che andavano tanto di moda nei mercati degli anni ‘70; tanta materia spalmata sulla tela con la spatola, colori primari e violenti, case di periferia affondate nella sporcizia. Boh. Bocciata perché le colpe dei nonni ricadono anche sui nipoti quando questi perseverano.

Alessandra Mussolini
Alessandra Mussolini