Mad Max: Fury Road
di George Miller . Con Tom Hardy, Charlize Theron, Rosie Huntington-Whiteley, Zoë Kravitz, Nicholas Hoult
Voto 8

Solita storia. Mondo malato, fatto di comunità tribali di quasi morti (ad emivita breve) che aspirano al Valhalla, in guerra per la benzina residua e l’acqua, col culto delle cromature e degli 8 cilindri a V, afflitti da cancri e deformità. Anche la natura è mutante. Lucertole a due teste. La prima che vediamo se la mangia Mad Max: tozzo, ossessivo, quasi muto, assediato dai suoi fantasmi, ma robusto e sano. Viene preso come riserva di sangue da un aspirante morituro che parte per la Fury Road all’inseguimento di Imperatrice Furiosa (Theron), la guerriera mutilata che fugge con un’autocisterna blindata la tribù: ha rapito le spose da riproduzione del padre-padrone-dittatore-dio Immortan Joe e scappa con acqua latte e benzina, in cerca di un paradiso delle donne. Via. Diciamo che il primo tempo è una guerra da qui a là in un deserto abitato da una fantasmagoria di tutte le ossessioni del postcatastrofico, e il secondo tempo è una guerra da là a qui con una strategia di battaglia particolare. Nel mezzo della battaglia totale globale perenne ad alta velocità Mad Max dà il meglio di sè, con misura e poche parole. È un film corale, che lascia il 70 per cento della frenesia (spesso l’azione è accelerata…) agli stuntman, agli effetti speciali, al trucco, alla ruggine, ai rumori, ai motori, al fuoco, ai tamburi di guerra e al chitarrista lanciafiamme imbragato sul muso di una macchina da combattimento che è il peggiore hard rock fatto incubo. Questo Mad Max numero 4 è la versione barbarica aggiornata del pensiero del regista Miller. Che non ci sia Gibson e siano passati trent’anni è davvero secondario. C’è tutto quel che c’era prima, senza ulteriori spiegazioni, con gli effetti aggiornati. Da un certo punto di vista è un film concettualmente vecchissimo, ma sembrerà postmoderno rispetto a se stesso e dannatamente divertente: dialoghi che stanno su una bustina di fiammiferi, trama scritta su un fazzoletto (come la mappa: ovviamente col sangue), il supercattivo che respira come Darth Vader celato da una maschera quasi identica a quella di Bane in Il cavaliere oscuro il ritorno. Bane era Tom Hardy. Ecco: sembra che un vecchio Tom Hardy insegua un giovane Tom Hardy-Mad Max, che per mezzo film porta una museruola fatta con un tridente, sporge dal muso di una macchina come la statuetta di una Rolls da horror e dice due frasi memorabili. La prima: mi hai preso il sangue e adesso l’automobile! e ci fa sorridere nel caos. La seconda La speranza è un errore. Se non puoi aggiustare ciò che si è rotto impazzisci. E ci fa disperare. Qua si rompe tutto. Siamo passati da  “il guerriero della strada” a “la strada del guerriero”.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori