Un’estate con Montaigne

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Un'estate con montaigneL’antisistematico, epicureo, scettico Montaigne è uno dei miei autori del cuore. Curioso di tutto e pacato nemico dell’auctoritas e della tradizione, segna insieme la nascita del saggio autobiografico (c’erano già, quanto ad autobiografismo, Agostino e Petrarca, ma l’io dei moderni nasce con lui: «Ogni uomo porta l’intera forma dell’umana condizione») e dell’opera aperta (i suoi Saggi, work in progress dal 1580 all’anno della sua morte, il 1592, sono tra i dieci libri che vorrei con me nell’isola deserta).
Converrebbe affrontare direttamente la sua opera: dei Saggi, libro cordiale, esiste un’eccellente edizione Adelphi, corredata da un bellissimo saggio di Sergio Solmi, La salute di Montaigne: il nostro soffriva di mal della pietra, cioè di calcoli renali, e avendo in non cale i medici si curava viaggiando e andando a cavallo, in sella al quale si augurava che la morte lo cogliesse.
Un’estate con Montaigne è tuttavia un’amabile introduzione, che consente di saggiare (di assaggiare) in quaranta saggetti di due-tre cartelle la prosa e il pensiero del grande bordolese. Evitando al tempo stesso il bigino e la raccolta di fortune cookies. Scorrono così davanti a nostri occhi divagazioni su incubi e cadute da cavallo, Nuovo Mondo e denti, ermafroditi e “teste ben fatte”, medici e tortura (Montaigne è contrario, in un’epoca in cui era pratica corrente), disinvoltura e dotta ignoranza.
Antoine Compagnon insegna letteratura francese e comparata alla Sorbona e alla Columbia University. Questi saggetti sono stati scritti nel 2012 come testi radiofonici, per una trasmissione che in cinque minuti al giorno, tra luglio e agosto, presentasse Montaigne. Gli ascoltatori, in procinto di tuffarsi o di mettersi a mollo, avrebbero potuto scoprire per esempio che «saper godere del nostro essere così com’è è una forma di perfezione assoluta, e quasi divina. Noi cerchiamo condizioni diverse perché non siamo capaci di fare buon uso della nostra, e usciamo fuori di noi perché non sappiamo vedere quel che c’è dentro. Se pure saliamo sui trampoli, dovremo comunque camminare con le nostre gambe. E anche sul più alto trono del mondo saremo sempre seduti sul nostro culo. A mio giudizio le più belle vite sono quelle che si conformano al modello comune e umano compostamente, senza mirabilia e senza stravaganze».
A sorpresa, la trasmissione ha ottenuto ascolti strabilianti e il libro che Compagnon ne ha ricavato è stato tra i più venduti dell’annata. Per il nume contemporaneo della viralità, a volte, non servono lol cats e gangnam.

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Bartleby
Bartleby scrive da sempre, non solo per Spettakolo! e non solo di libri (e film, politica, ideologia, tecnologia e altro): quindi potrebbe essere lo scrivano di cui parlava Herman Melville in quel racconto omonimo, dove Bartleby -richiesto di prestazioni a lui non gradite- semplicemente rispondeva preferisco (preferirei, avrei preferenza) di no . Ma con noi è sempre disponibile...