Alexia: «Ora le regole le decido io»

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Inizia a calcare i palchi giovanissima quando, ad appena 22 anni, incide i suoi primi brani con lo pseudonimo Alexia Cooper. Da lì, un successo che non si ferma neppure entro i confini nazionali, conquistando buona parte dell’Europa e perfino il Giappone. Una popolarità in salita che culmina nel 2003 con la vittoria al Festival di Sanremo col brano Per dire di no. Vittoria che paradossalmente conduce la cantante spezzina verso la parabola discendente della sua carriera: scelte sbagliate, un entourage ormai sazio?
Non lo sappiamo. Quel che è certo è che dal 5 maggio le cose sono cambiate: Alexia è tornata con il suo nuovo album di inediti, Tu puoi se vuoi, autoprodotto, decisa a riaffermarsi sulle scene con lo stesso entusiasmo di prima.
Ecco la nostra intervista.

Sei tornata sulla scena discografica a distanza di cinque anni dal tuo ultimo album di inediti. Cos’hai fatto in questo periodo?

Sono sempre stata impegnata con la musica, soprattutto live. Ho conosciuto dei ragazzi con cui è subito nato un gran feeling e con cui ho iniziato a lavorare al nuovo album. Grazie ai concerti, avevo scoperto che la mia vera dimensione era quella del live, e quindi scalpitavo per veder nascere un progetto tutto mio, autentico. Venivo da un periodo difficile: avevo inseguito per anni la vittoria a Sanremo e quando, nel 2003, arrivò era come se non avessi più obiettivi e mi sono sentita improvvisamente fragile e sola. Una sensazione che non mi aspettavo e che, pian piano, mi ha svuotato.

Per il ritorno sulle scene hai deciso di autoprodurre il tuo disco e curarne tutte le fasi della lavorazione.

Sì, ma non è stata una decisione immediata. All’inizio avevo provato nuovamente ad affidarmi a dei produttori. Ognuno di questi, però, mi vedeva a modo suo. C’era perfino chi aveva tentato di snaturarmi, spingendomi a fare del pop all’italiana. Questa però non sono io, e infatti non ce l’ho fatta. Poi fortunatamente ho incontrato un nuovo team di lavoro e subito mi è stato chiaro che dovevo riprendere in mano la mia vita, ma dovevo farlo a modo mio. Anche perché alle spalle avevo anni di carriera ricchi di soddisfazioni e, da buona ligure, sono sempre stata parsimoniosa. Quindi l’unica strada percorribile era quella dell’autoproduzione, affinché fosse un lavoro autentico che raccontasse la mia vita e questi anni di assenza. Sono  molto fiera di questo lavoro: è un album maturo, perché anch’io sono più cosciente delle mie potenzialità e sempre meno interessata al giudizio degli altri.

Cover disco Tu puoi se vuoiCom’è nato il disco?

E’ nato da alcune frasi che avevo scritto nel corso degli anni e che poi, quando mi sono messa a tavolino con i musicisti per scegliere le canzoni, ho ripescato dal famoso cassetto. E’ stato proprio in questa fase ho riscoperto l’amore per la musica che agli inizi mi aveva spinto verso questa carriera. Questo, grazie anche ad alcuni elementi che ho inserito nel disco e che sono fondamentali nella mia vita. Delle metafore: il mare, da cui provengo, essendo spezzina, e che amo, anche quando è in tempesta. E le ragnatele, che rappresentano lo stallo in cui mi sono trovata in questi anni ma da cui poi sono riuscita a liberarmi.

Cosa ti è mancato di più in questi anni di stop?

Sicuramente il rapporto con i miei musicisti e i famosi esperimenti nelle cantine. Questa fase, nella stesura del nuovo disco, mi ha emozionato molto. C’è stata una grossa sinergia soprattutto con il mio chitarrista, coautore dei brani dell’album. Sono molto felice di aver ritrovato il contatto con i musicisti e se questo album è venuto così bene è anche merito loro, che sono riusciti a capire immediatamente ciò di cui avevo bisogno.

Dal vivo sei molto forte anche fuori dall’Italia, cosa piuttosto bizzarra per la nostra musica. Come sei riuscita ad ottenere successo all’estero?

Sicuramente buona parte lo devo al mio repertorio in inglese, perché è un linguaggio universale. Poi ho cercato di costruire sempre un rapporto di fiducia con i miei fan, procedendo sempre verso la stessa direzione. Una cosa di cui sono molto orgogliosa è che riesco anche a cantare delle canzoni in italiano in importanti location straniere e spesso al termine del concerto la gente mi dice «That was nice!». Io punto tutto su professionalità e cuore: un binomio vincente. Poi naturalmente ai miei concerti non possono mancare le 2-3 canzoni che mi hanno cambiato la vita: ma questo è ciò che si aspetta il pubblico e io sono ben lieta di accontentarlo.

Progetti per il futuro?

Suonare dal vivo il più possibile e far conoscere il mio nuovo album. Come dicevo all’inizio, quella del live è la mia dimensione naturale. La settimana scorsa ho cantato a Sofia in un palazzetto dello sport stracolmo di gente che cantava e ballava: mi sembrava di essere tornata agli anni Novanta. Mi sono divertita moltissimo.
Lo spettacolo che abbiamo allestito è una vera bomba: divertente, colorato. Ne ho curato personalmente la scenografia. Insomma, speriamo che la risposta del pubblico sia positiva. Poi, per il resto si vedrà. Quello che spero è continuare a fare questo mestiere con lo spirito e l’entusiasmo ritrovati!

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.