La nebbia infinita

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“Turn around… look at what you see…/… And there upon a rainbow… Is the answer to a… Never Ending Story…”  Stavo guidando a fari spenti nella notte, circondato da una nebbia infinita, per vedere se poi è tanto difficile morire…

Con me non c’era Lucio Battisti ma Limahl. L’interprete di “Never Ending Story”, la canzone tema del film “La Storia Infinita”, bella pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Michael Ende. Questo brano del 1984, prodotto da Giorgio Moroder, era arrivato al top della classifica italiana e di moltissime altre nazioni. Motivo per il quale Limhal si trovava in Italia a far promozione. Avevo già lavorato con lui quando era il frontman del gruppo pop inglese Kajagoogoo (Too Shy – 1983).

Limahl

Ci troviamo a Castrocaro. Infatti, l’artista è uno degli ospiti di un noto programma televisivo. Con lui c’è una vocalist-ballerina, tale Mandy. Terminato il programma, finita  la performance, usciti dal teatro, mi rendo conto che stava scendendo la nebbia, molta nebbia. Vista l’ora tarda, suggerisco a Paul, manager di Limahl, di fermarsi la notte e ripartire il mattino successivo, quando anche la nebbia si sarebbe diradata.

“No, meglio tornare a Milano” – dice Paul -” ci aspetta una giornata impegnativa, Quindi è preferibile arrivare e dormire a Milano. Poi non mi sembra che ci sia così tanta nebbia”.

Insisto, ma in breve cedo alle sue richieste. Salgono tutti in macchina: al mio fianco Paul, il manager, con il suo cappello da cow boy in pelle; Limahl e Mandy sui sedili posteriori. E’ fondamentale sottolineare che il cantante e la ballerina, che sono alti più o meno come Renato Rascel, hanno i capelli bicolore, lui rosso e biondo, lei verde e rosso. Lui è vestito con quasi tutti i colori dell’arcobaleno e lei degli stessi ne fa uso a metà, perchè la parte bassa del suo minuscolo fisico è coperta solo da una cintura.

Avvio il motore e, sul quadro dei comandi, oltre alle luci tradizionali, se ne accende una inquietante, ma non so di cosa si tratta. La faccio notare anche a Paul, ma lui, che si stava addormentando, minimizza. Quindi parto.

Paul dorme con il cappello da cow boy calato sugli occhi, Limahal e Mandy, dietro, dormono con le teste appoggiate l’una all’altra. Sembrano un semaforo. Io guido con la tensione dovuta all’inquietante lucettina e alla nebbia che si fa sempre più fitta. Da Castrocaro a Milano sono circa trecento chilometri ed è già mezzanotte.

Limhal & Mandy

Mi fermo, senza spegnere il motore, alla prima area di servizio. Faccio vedere la lucetta inquietante all’incaricato che mi dice: -“La dinamo non carica la batteria. Basta non spegnere il motore e può arrivare al Polo Nord. Intanto facciamo il carburante, così arriva sino a Milano”. Non so perchè, ma non mi sento rincuorato. Nel frattempo, a fianco, si ferma un’altra macchina per fare rifornimento. Scende Renato Zero, anche lui tra gli ospiti della manifestazione. Né lui né io sappiamo che, in futuro, avremmo lavorato una decina d’anni insieme, quindi ci facciamo un cenno di saluto, tipico di chi si riconosce senza conoscersi. Lo invidio, non perchè è Renato Zero, ma perchè lui sicuramente non ha la lucetta inquietante.

Riparto, senza che il circo, presente nella mia auto, si sia risvegliato. La nebbia si fa sempre più fitta; avere solo lei come nemica sarebbe stato sufficiente. Invece no: il nemico peggiore viaggia con me, è il buio. Non quello della notte. non quello provocato dalla nebbia, ma il buio in cui pian piano si immerge la macchina. Infatti è vero che posso arrivare al Polo Nord, ma lentamente, crudelmente, inesorabilmente, i fari esterni  ed il cruscotto si stanno spegnendo. Resto con un filo di luce e pian piano svanisce anche quell’ultimo segnale di vita. Sto guidando al buio totale nella fitta nebbia e chiunque, senza la possibilità di vedermi, può venirmi addosso. Come avrebbe detto Lucio Battisti: “Guidare come un pazzo a fari spenti nella notte, per vedere se poi e’ tanto difficile morire … ” ma io non le chiamerei emozioni ma frustrazioni.

Mi piazzo dietro ad un camion illuminato come un albero di Natale: se non vedono me, vedranno quest’astronave. Chiaramente per seguirlo vado lentissimo. Ma, ad un certo punto, lui decide di uscire dall’autostrada ed io mi ritrovo solitario nella buia angoscia. Cerco e trovo un altro camion natalizio e gli sto dietro. Siamo in novembre e sto sudando. Gocce di sudore mi scendono sugli occhi, fissi verso quel poco di strada che riesco a vedere. Intanto Paul continua a dormire con il cappello da cow boy abbassato sul viso, Limahl e Mandy dormono con le loro teste fiammanti. Mi viene in mente, ma scarto subito l’idea, di usarle come luci di segnalazione. Ed intanto sono le due di notte e la nebbia è sempre più fitta. Never Ending Story.

Ending story

Poco tempo dopo, anche l’ultimo camion mi abbandona. Nuovamente nel buio totale, nuovamente in pericolo. Intravedo delle luci più avanti. Un’area di servizio: la salvezza. Vorrei mettere la freccia, ma, ovviamente non funziona. Eccomi alla luce. Guardo con amore ed entusiasmo il distributore: Area di Servizio Somaglia, indimenticabile. Non c’è nessuno. Mi avvicino, con l’auto a fari spenti, verso quella che è la casetta del benzinaio. Non spengo il motore. Scendo. Mi accorgo che sta dormendo, al calduccio, oltre la vetrata. Richiamo la sua attenzione, bussando sul vetro- Allarmato si sveglia, si alza e mi viene incontro.  Gli spiego la situazione e, da persona responsabile,  mi suggerisce di lasciargli la macchina da riparare e di procedere in taxi.

-“Il taxi lo chiamo io”- mi dice -“dato che deve venire da Milano, non si fiderebbe della chiamata di chiunque.” Fa la telefonata e ritorna, dicendomi che ci vorrà più di mezz’ora prima che arrivi il taxi. Lo ringrazio e mi rilasso, finalmente. Torno alla macchina e spengo il motore. Oh, che silenzio, ma come diceva Frank Zappa: “The torture never stops”.

I miei ospiti si svegliano. Spiego loro cosa è successo e che stiamo aspettando un taxi che ci porterà a Milano. Sono le tre di notte. Limahl, la ballerina ed il manager decidono di scendere e sgranchirsi le gambe. Come avevo spiegato, sono agghindati in modo abbastanza originale e colorato; inoltre la ballerina, come gonna, ha solo una cintura. Vorrei sottolineare che, a quest’ora, nelle aree di servizio, sono parcheggiati numerosi camion con gli autisti che, dopo una giornata faticosa, riposano nella cabina di guida.

never story

Mentre Limahl e il suo seguito fanno esercizi ginnici all’aperto, iniziano ad accendersi i fari dei camion, come occhi di mostri affamati. Prima uno, poi un altro e poi altri ed altri ancora. Il piazzale, dove il cow boy e i due arlecchini stavano agitandosi, si illumina quasi come il palco di un teatro.  Io stavo scambiando qualche parola con il benzinaio ed ero distaccato da loro e, confesso, non avevo nessuna intenzione di avvicinarmi in quel momento. Anzi…

Si apre una portiera ed incomincia a scendere un’autista, poi un altro ed un altro ancora. Lentamente si avvicinano vestiti come degli hell’s angels. Alcuni camion mettono in moto ed il rumore riempie l’aria. Dov’erano tutti questi camion quando ne avevo bisogno? Dimentico la nebbia, la lucetta inquietante, l’ora tarda… c’è una nuova angoscia: … la notte dei camionisti  viventi.

Avrei voluto che Mandy sembrasse una supplente di latino e Limhal un’arrotino e che le movenze femminee di Paul si contenessero, ma agli autisti, era così che piacevano.  Il benzinaio stava seguendo la scena tra il divertito e il preoccupato ed era quest’ultima la sensazione che condividevo.

Nel momento in cui la situazione stava diventando minacciosa … arrrrriva il taxiiiiii… fendendo la nebbia e tutti i timori. Arrivano i nostri   preceduti dagli squilli della cavalleria.

Quasi ignari dello scampato pericolo, anzi di tutti i pericoli che hanno scampato, i miei tre originali ospiti salgono tranquillamente sul taxi e si rimettono a dormire. Io mi congedo dal benzinaio dandogli appuntamento all’indomani per ritirare l’auto. Poco dopo le quattro, eravamo a Milano.

La storia infinita è finalmente … finita.

YouTube / whylsenacar – via Iframely

 

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.