Piotta: io, il rap & i nemici

Il rapper romano Piotta racconta in pillole il suo ultimo album Nemici.

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Chi sono i nemici oggi per Piotta?
Tanti. Una marea. Nemici sono tutti quegli artisti che hanno segnato un cammino, che hanno illuminato un percorso musicale alternativo e ricco di contenuti. Un percorso che li ha visti smarcarsi da ogni cliché, persino da se stessi se necessario. Da Manu Chao ai Rage Against the Machine, dai Clash ai Public Enemy, da Frank Zappa ai Radiohead.

La copertina dell’album è un chiaro riferimento al talent Amici. Oggi rap e talent vanno molto d’accordo, ed è un genere che sta avendo grande visibilità. Come vedi il cambiamento del rap in questo contesto televisivo?
Sinceramente non mi pare vadano molto d’accordo, anzi. Non bastano quattro o cinque nomi per affiancare un genere intero ed una cultura ai talent. Non mi pare che un Noyz Narcos, un Fritz Da Cat, un Salmo, un Nitro, un giovane Mezzosangue, vadano ai talent. Tanto meno la vecchia guardia del Colle der Fomento, di Kaos One, degli Assalti Frontali, etc.

Who is Pagnotta, Caffè della Pace e Fascino & Talento sono tre tracce che contengono registrazioni di vita quotidiana, come sei arrivato a questa idea? In particolare in Caffè della Pace ti si può ascoltare al bar mentre ordini un Moscow Mule; e Fascino & Talento sembra quasi uno scherzo telefonico, uno sbeffeggiamento.
È dagli anni ’90 che inserisco skit negli album e prima ancora nei mixtape. Sono solitamente delle piccole tracce, non per forza di natura musicale, che servono a introdurre o a sottolineare certi aspetti. In questo caso fanno da sipario alle tre anime di Nemici. Quella più rabbiosa e crossover, quella più solare dalle tinti reggae e quella più malinconica e cantautorale. Caffè della Pace, omaggio allo storico e antichissimo bar a rischio chiusura, introduce “Bella”, un omaggio all’amicizia. Perché il Caffè della Pace è un punto di ritrovo e di lunghe nottate con gli amici appunto.

Ci sono molte collaborazioni in Nemici, tra cui quelle con Afrika Baambaata e Captain Sensible, definiti maestri sacri dell’hip-hop e del rock. Come sono nate?
Il racconto sarebbe davvero molto lungo. Sono nate per volontà del destino, cosa in cui credo ciecamente. Sono nate in seguito ad una serie di incontri che hanno del surreale. In entrambi i casi però sono passati tutti a Roma, tra lo studio e il centro storico, per registrare, parlare, conoscersi di persona. Grande rispetto e grande amore per la musica. Due miti assoluti!Piotta - Nemici

Non credi che il rap in alcune occasioni diventi mezzo di protesta e polemica fine a se stesso, senza mai proporre nulla di positivo? La mia visione, quasi estranea al genere, prende in esame principalmente il rap mainstream, quello che tutti hanno la possibilità di sentire.
Secondo me no. C’è la polemica ma non solo quella. Anche a livello mainstream si parla di tematiche importanti, non solo di gossip rap. Il rap è come la vita, c’è dentro tutto.

Hai iniziato a fare rap negli anni ’90: per te chi erano i grandi rapper da seguire?
Chuck D, i De La Soul e poi l’ondata Cypress Hill e House of Pain con Everlast. Busta Rhymes e logicamente gli A Tribe Called Quest e il compianto Guru dei Gangstarr.

Nel 2004 hai fondato La Grande Onda, un’etichetta discografica indipendente. Quali difficoltà ci sono nel mantenere viva una label nel panorama indipendente?
Per una realtà piena di idee come La Grande Onda, l’unica difficoltà è economica; il resto è puro divertimento. Abbiamo sempre mille idee ma a volte non c’è il budget necessario per realizzarle tutte.

Hai rifiutato di partecipare all’Isola dei Famosi, molti farebbero qualsiasi cosa per guadagnare più notorietà e soldi. Qual è la tua posizione riguardo a questi programmi?
Non mi interessano minimamente.

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.