Youth – La giovinezza. Sorrentino 8 1/2

Vip in stazione termale meditano sulla vita che scivola via, verso la giovinezza

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Youth- La giovinezza
di Paolo Sorrentino
con Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda
Voto 8 1/2

Siamo in una stazione termale (in quota, in Svizzera), con vip alle prese coi riti della salute tra intrattenimenti malinconici: ci sono autori che fanno bilanci di carriere lunghissime, medie, appena iniziate, ci sono sogni d’angoscia, ci sono valutazioni sull’arte, la vita, il lavoro, ci sono magie, ci sono figli e amanti, anche fantasmi di amanti, ci sono simboli della purezza e tante apparizioni. Il precedente film di Sorrentino, La grande bellezza, sembrava rileggere La dolce vita: viene la tentazione di pensare che Youth – La giovinezza per Sorrentino sia l’equivalente di quello che fu per Fellini 8  1/2 (anche per Fellini i conti non tornavano e qui, come mezzo film, invece delle Tentazioni del dottor Antonio dovremmo contare  lo spot della 500, e saremmo ancora a 7 film e 1/2). Il paragone è per pura simpatia. Ci piace come Sorrentino si prenda rischi. Questo è un film multinarrativo su Sorrentino regista e autore e il suo rapporto col tempo che resta e in che prospettiva vederlo o -se vogliamo- sul compositore Michael Caine che non vuole dirigere una sua opera per la regina d’Inghilterra, sul  regista Keitel che non trova la scena finale del suo film-testamento, su un “Maradona” agli estremi respiri, sull’attore Dano che odia essere considerato sempre e solo per essersi travestito da robot in un film commerciale,  su una Miss Universo che dà lezioni di intelligenza, su una fisioterapista che rappresenta il contatto con la materia e l’innocenza. L’andamento è più meditato, ma abbastanza simile a quello da danza della morte di La grande bellezza (qui la morte è in apparenza più vicina) con passaggi dal banale al normale, al comico,  al surreale, al sublime, al kitsch che creeranno molti nemici al film per il suo osare (e talvolta anche il suo fallire). In numeri, anzi in voti, le nostre personali emozioni (altro non ci resta, lo dice il film) vanno da 7 meno all’inizio, in crescendo fino a momenti da 9 al centro, ridiscese al 7, risalite all’8 e un pre-finale che non sembra della stessa caratura del resto. Comunque, il voto finale, anche per affinità felliniana, per quel che contano i voti nel tempo, non può che essere una media dell’8 e mezzo.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori
  • In effetti… ci sono le terme, le crisi creative, la vecchiaia e la conseguente “messa in soffitta”. Paralleli che mi vengono in mente senza ancora aver visto il film, ovviamente, ma solo basandomi sui resoconti dei critici. Ho sentito che c’è anche un concerto per campanacci bovini. Già un’anticipazione su un prossimo film ispirato a “E la nave va”, con il suo concerto improvvisato con i bicchieri?

    • Marco Bacci

      Geniale… In effetti c’è un sogno con acqua alta a Venezia che potrebbe anche prefigurare un Casanova (invece del faccione turrito affonda il compositore…)