“Invece le canzoni non ti tradiscono” 2. Caro il mio Francesco

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Riporto qui l’inizio del primo pezzo che ha aperto questa serie di riflessioni dedicate all’interpretazione delle canzoni di Luciano.

“Invece le canzoni non ti tradiscono. Anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le TUE canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi SEMPRE lì, quando tu vuoi trovarle. Intatte. Non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia delle canzoni, delle vostre canzoni vi potete fidare.”

Questo dice Bruno in Radiofreccia. Bruno, cioè Luciano.

luciano_ligabue_-_radiofreccia_-_soundtrack_-_cd_(2-2)Anzi, Luciano ai concerti dice di più.

Dice che le canzoni non sono di chi le canta, ma di chi ne ha bisogno, e le fa sue.

Questione di interpretazione, e ognuno ha la sua canzone, il suo sentire, il suo significato.

Ci sono canzoni di Luciano che restano inequivocabili ai più, sia pure con qualche distinguo.

Altre che secondo me – SECONDO ME – sono state completamente travisate. Altre che per loro stessa struttura, o sfumature di testo, si prestano a molteplici sottendimenti, significati.

Prendiamone una. Caro il mio Francesco, dall’album Arrivederci, Mostroquesta volta.

hqdefaultAnzi, non tutta, direi la frase “Rispondere agli insulti è solo bassa promozione”

La canzone, lo sanno tutti, è stato Luciano a dirlo, è uno sfogo, come tutti gli sfoghi ti prende la mano, e le parole volano alte e dure e libere.

E’ una canzone amara, e bellissima, dove il dolore è sottile, freddo e tagliente, tanto da non far quasi male, tanto che non te ne accorgi quando taglia. Ma c’è.

Questa frase, Rispondere agli insulti è solo bassa promozione appunto, la vedo scritta in molti status e frasi in giro sui blog, sulle pagine dei fan, usata in risposta ad attacchi, insulti, provocazioni.

Come spesso accade con Luciano, i suoi fan lo pigliano ad esempio, ne imitano il modus operandi, perché lo ammirano, lui come persona e non solo come cantante. Luciano stesso in una sua recente intervista durante Tour radiofonico ancora in corso, ha avuto modo di dirlo ancora una volta, che il suo pubblico gli assomiglia.

E quindi se Luciano dice questo allora anche noi, sì, anche noi lasciamo stare, passiamo sopra, sorvoliamo.

Ma…

…ecco, io invece non l’ho mai letta così, quella frase (IO, eh? Sempre e solo IO, badate, che qua vale sempre la regola che ognuno ha diritto alla sua, di interpretazione, ok?).

Io ecco proprio non ce lo vedo, non ce l’ho mai visto Luciano a filosofare sul lasciar perdere e passare oltre.

Da dove mi viene la MIA convinzione?No, tranquilli, non me l’ha detto lui, è una convinzione che mi viene dalla struttura metrica della canzone.

Quella frase fa parte del ritornello: se li pigliamo tutti e li mettiamo in fila il ritornello di volta in volta dice:

e allora avanti un altro

e con quello che guadagni stai muto

avanti pure un altro

con quello che guadagni sorridi nella foto

[…]

 e allora avanti un altro

almeno chiedi scusa del disturbo

avanti pure un altro

che se sei lì sarà perchè solo un po’ più furbo

 […]

 e allora avanti un altro

volevi la tua bici pedalare

avanti pure un altro

rispondere agli insulti è solo bassa promozione

 […]

e allora avanti un altro

ti passo il mio telefono salutami la tipa

avanti pure un altro

convincila che sono il suo ragazzo per la vita

Ho messo in neretto le strofe per così dire, sovrapponibili/interscambiabili tra loro.

Io me le sono lette, così, a parte, vicine.

Ma secondo voi…sono frasi, affermazioni serene? Felici?

Per voi, sono davvero inviti ad adottare quei comportamenti, ad imitarli?
Io le leggo come frasi cattive che si dicono per fare male, per colpire duro, per zittire.

Frasi che non lasciano spazio, che non lo trovano, che non lo danno.
Frasi che testimoniano quello che qualcun altro ti dice di fare, NON quello che vorresti fare TU, o Luciano, qui, nel contesto.
Ditemi, secondo voi:

Con quello che guadagni stai muto e/o sorridi nella foto, è una frase che si dice Luciano? Che so, significa che lui ci riflette e si dice Quanto sono felice che ho fatto i soldi e allora in effetti magari è meglio che parlo meno, oppure è un ringhio che ti arriva da chi è invidioso e rabbioso e magari tu stai lì ad evitare l’ennesima foto sotto casa perché magari ti gira ma secondo gli altri non ti è concesso, non ti è consentito?

Volevi la tua bici pedalare significa che si dice Sai che c’è vado a fare un po’ di moto che mi fa bene, o è qualcuno che gli dice Vedi di non lamentarti sempre che allora che dovremmo dire noi?

Ne salto qualcuna volutamente, ma ti passo il mio telefono salutami la tipa/convincila che sono il suo ragazzo per la vita, secondo voi, significa Che bello quando incontro queste persone che pensa, mi fanno parlare con i loro cari, o invece, e qui sì che al limite se lo dice lui, Ma perché mi debbono trattare come un pupazzetto che parla a comando?

E infine, quindi: rispondere agli insulti è solo bassa promozione è quello che dice lui, o quello che attaccandolo gli direbbero gli altri, se lui provasse a rispondere?

E’ chiaro che l’interpretazione è solo mia, ma quel che vedo IO è che nella seconda parte della strofa, Luciano mette SEMPRE una frase amara, cupa, tagliente.

Che non credo ami venga rivolta a sé, anzi.

Credo che siano frasi che si senta e si sia sentito dire tante e tante volte, frasi alle quali avrebbe voluto ribattere, e che restano senza risposta solo per la fatica che comporterebbe parare le bordate che si alzerebbero da ogni lato (

Io – IO – credo che a Luciano infinite volte sia venuta alla grandissima, la voglia di toglierseli, qualcuno dei tanti sassolini che ognuno di noi si porta nelle scarpe, altro che storie.

Credo che non lo faccia non tanto per la storia della bassa promozione, quanto perché, in coerenza al suo esempio di vita di icona rock priva della componente dannata, non abbia interesse ad attirare su di sé attenzione che non sia quella rivolta alla sua musica. Via i riflettori dalla vita privata, via da tutto ciò che potrebbe interferire con l’equilibrio difficile che mette in campo per preservare la serenità della sua vita quotidiana.

…e questa era la MIA.

Qual è invece la vostra, di interpretazione?

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Chimena Palmieri
Sono Chimena Palmieri, classe 1963. Ho un diploma di Ragioneria, una Laurea in Sociologia, un lavoro presso l’Università Politecnica delle Marche. Ho un figlio, Francesco; ho amici, molti interessi e poche passioni. Sono nata a Castelfidardo, cresciuta a Numana, vivo ad Ancona: tutto in 30 chilometri, perché “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx”.