Il Giro d’Italia di Pippo Pollina

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Il Giro d’Italia di Pippo Pollina è passato anche da Trento con un concerto intimo e raccolto che ha ripercorso l’ormai trentennale carriera del cantautore palermitano. Una manciata di tappe in giro per la penisola da parte di un autore atipico, che ha esordito con gli Agricantus prima di emigrare in Svizzera dove vive da oltre vent’anni, raggiungendo il successo in area germanofona ben prima che in patria. E il tutto senza rinunciare a cantare nella propria lingua, anzi ricorrendo spesso e volentieri al dialetto, e inanellando una serie di collaborazioni prestigiose con i musicisti svizzeri Linard Bardill e i tedeschi Werner Schmidbauer e Martin Kalberer.
Il suo percorso artistico è sempre stato all’insegna della versatilità, come dimostrano una serie di dischi come Il giorno del falco (1997), Bar Casablanca (2005), il concept-album Ultimo volo (2007) sulla tragedia di Ustica e Fra due isole (2009), in cui reinterpreta il suo repertorio assieme all’Orchestra giovanile del Conservatorio di Zurigo. L’album Suden (2012), scritto a sei mani con Schmidbauer e Kalberer, gli ha consentito nel 2013 di riempire l’Arena di Verona con il concerto di chiusura del tour.
Al teatro San Marco si presenta in compagnia del sassofonista e clarinettista Roberto Petroli e fin dall’inizio si respira aria d’intimità con il pubblico sul palco assieme agli artisti in una disposizione creata per l’occasione. Si parte sulle note di Banneri e Ancora camminando, eseguite al pianoforte, per proseguire con Laddove crescevano i melograni, dall’andamento gucciniano, Mare mare mare e L’appartenenza, che dà il titolo al suo più recente album uscito nel 2014.
Le canzoni sono intervallate da racconti, video e filmati di repertorio che danno al concerto una struttura teatrale: particolarmente toccante l’intervista a Leonardo Sciascia sul tema della libertà che introduce la splendida Versi per la libertà, autentico manifesto in dialetto siciliano tratta dall’omonimo album del 2001. Poi è la volta di Pequena serenata diurna di Silvio Rodrigues, interpretata nella versione originale, seguita da quella Chiaramonte Gulfi, diventata ormai un festoso cavallo di battaglia del suo repertorio live. Un bellissimo video del filosofo Raimon Panikkar sul tema dell’amicizia apre le porte all’esecuzione di Due di due”, dall’album Rossocuore (1999) e ispirata allo splendido romanzo di Andrea De Carlo, seguita da Caffè Caflisch. Si va verso il finale con tre pezzi da novanta come La vita è bella così com’è, la struggente Signore, da qui si domina la valle e il bis di Sambadiò, con il pubblico conquistato a battere le mani a tempo. Un concerto davvero riuscito ed emozionante per un artista fuori dai grandi circuiti commerciali, ma capace di dispensare poesia e buona musica a piene mani.

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.