The Tribe. Il silenzio è un grido senza sonoro

Una discesa all'inferno in Ucraina. Omaggio sordomuto al cinema muto

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The Tribe
di Myroslav Slaboshpytskkiy con Grigoriy Fesenko, Yana Novikova, Rosa Babiy
Vote 7 e mezzo

Il sordomuto Sergej raggiunge una struttura per sordomuti in Ucraina. Il sonoro in presa diretta si limita ai rumori ambientali, anche quelli attutiti, per accompagnare il linguaggio dei gesti (forse degli atti) in un’impresa temeraria per chi sordomuto non è: vedere 130 minuti di film sordomuto in cui gli attori si esprimono solo facendo cose. Che cosa fanno? Dopo aver sfiorato l’ufficialità (un incontro con la direttrice dell’istituto) il protagonista entra in un universo chiuso attraverso duri riti d’iniziazione al gruppo che lo portano a fare banda, anzi tribù, tra maschi che si picchiano, rubano e spacciano e due ragazze che si prostituiscono ai camionisti nei parcheggi in attesa di avere un visto per andare a prostituirsi in Italia. Assistiamo a lunghi piani sequenza ripresi frontalmente o che accompagnano azioni lateralmente: cioè fissiamo bassorilievi che si animano, a velocità che a volte sembrano accelerate (difficile dire se è il linguaggio dei gesti che riempie in maniera parossistica il silenzio) e a differenza del silenzio di scene riprese con teleobiettivi, non siamo estromessi ma anzi, fin troppo immersi in atti di violenza indifferente, sesso e amore, sofferenza inferta e sofferta o banalità quotidiane, congelati in questa estetica curiosa, barbarica e controllatissima. Nel silenzio sempre più fitto di rumori veniamo guidati all’esito catastrofico di una storia d’amore, separazione ed esclusione: il protagonista si innamora di una delle prostitute in partenza, rifiuta la separazione, viene escluso dalla tribù e reagisce a modo molto suo, con una strage. Il regista ha voluto omaggiare il cinema muto (che muto non era, ma solo nell’incapacità tecnica di registrare i suoni) e ha ripreso i suoi primi lavori di studio sul mondo dei sordomuti.  Gli attori non sono tutti sordomuti. Il film è passato a Cannes 2014 e al Milano Film Festival.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori