Al Regio di Torino un “Faust” visionario

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Mercoledì 3 giugno debutta al Regio di Torino il Faust di Gounod, con regia, scene, costumi, luci e coreografia di Stefano Poda. Sarà replicato fino al 14 giugno.

Tutto lui, come recita il suo curriculum vitae: “Per dare all’interpretazione operistica la rigorosa unità estetica e concettuale di un teatro fondato sulla totalità delle arti e rivolto a una percezione integrale, plastica, ricca di visioni, Stefano Poda riunisce le dimensioni di regista, scenografo, costumista, disegna le luci e realizza la coreografia”.

Ho avuto il privilegio di conoscere Stefano Poda nel 2008 durante la realizzazione di Thais, che nella lista del BBC Music Magazine figura tra le 20 produzioni più rappresentative degli ultimi 20 anni.

Impossibile non riconoscere il genio.

Impossibile per me non riconoscermi fortunata per il lavoro che svolgo, che non è lavoro, è passione. E per le persone che, come nel caso del Maestro Poda, ho la fortuna di incontrare.

Perché come mi dice Stefano, mentre siamo seduti uno di fronte all’altra in uno dei nostri tanti camerini, la musica è libertà di pensiero, la musica ti dà la possibilità di sentire cose straordinarie, la musica è libertà di interpretazione.

E cadiamo sempre lì, al ruolo che la musica svolge nelle vite di ciascuno di noi.

Per me, mi dice, è stata l’opera. “Grazie all’opera ho superato un momento difficile della mia vita, da lì ho trovato un senso, una direzione”. E soprattutto ha trovato un modo suo, speciale, di interpretare l’opera. Lui la chiama “operazione artigianale”, io dico che “semplicemente” ci mette la sua anima.

“Quella che vedremo in scena al Teatro Regio non è la storia di Faust. Non posso infilare tutto il Faust nell’opera, sarebbe limitante”, mi dice. Ha lavorato dunque con le sue intuizioni, le sue scintille, i suoi simboli, e la storia di Faust diventa la storia di ciascuno di noi.

Simboli, come il cerchio, che ciascuno deve decodificare istintivamente, in base al proprio vissuto.regio 2

E Faust non è la storia di un patto tra uomo e demonio, è la storia della “vanitas”: tutto ciò che è inutile. Come un bambino che al mattino fa un castello di sabbia e alla sera arriva la marea e lo porta via. È questa consapevolezza della caducità delle cose che dispera l’uomo. Faust dunque siamo noi, che ogni mattina ci alziamo ci sbattiamo, con questa consapevolezza. Ma ciò che contraddistingue l’uomo è la fiducia nell’azione e il miracolo della vita è proprio questo. Dopo il dolore c’è sempre la luce. Questa forza, quotidiana, rende l’uomo, secondo Poda, più grande di qualsiasi dio. Sappiamo che è tutto inutile, tutto è caduco, tutto è vanitas, eppure ogni giorno ne vale la pena.

E Mefistofele è l’altra parte di noi, quella che ci trattiene, quella che ci impedisce di agire, di fare.

Dunque elemento centrale dell’opera è il cerchio: perché tutto muore e tutto si rinnova.

regio 3Nessuna narrazione, nessuna drammaturgia, nulla di didascalico nelle creazioni di Stefano Poda.

Visioni, spunti, scintille.

Perché con lui l’opera è da vivere, da interpretare, ciascuno con la propria storia.

Una produzione di Stefano Poda è un’esperienza, un viaggio all’interno di noi stessi, e ancora una volta la musica, sia essa rock, pop, lirica, “fa sempre il proprio dovere”.

Preparatevi a un allestimento imponente, visionario, magnifico.

Dirige il coro e l’orchestra del Teatro Regio il Maestro Gianandrea Noseda.

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Emanuela Papini
Emanuela Papini è nata il 28 dicembre, come il cinema e la gomma da masticare. Laureata in Lingue e Letterature straniere, vive in provincia di Torino e lavora al Teatro Regio, dove si occupa di allestimenti scenici. Nel 2014 ha pubblicato Generazione Liga, edito da Einaudi: sedici racconti di vita vissuta in cui la musica, nello specifico quella di Luciano Ligabue, svolge un ruolo importante. Tifa Toro e frequenta i bar. Il suo preferito è da sempre il barMario.