I colori del Rock: Stefano Bressani

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Non sono  un esperto d’arte. Alcune immagini, i loro colori, mi trasmettono le stesse emozioni che mi trasmette certa musica. Questi, per me, sono: “I colori del Rock”.

Benvenuti sul pianeta delle stoffe, benvenuti tra le “sculture  vestite” di Stefano Bressani.

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Quando osservo i lavori di Stefano Bressani, non sono solo gli occhi a bearsi ma soprattutto il cuore. E alle mie orecchie arrivano buone vibrazioni.

Immergersi in atmosfere pop rock grazie alla tridimensionalità delle sue opere, è immediato. Sfumature, tonalità, dettagli perfetti riprodotti in uno stile unico: le stoffe usate come fossero i colori della tavolozza di un pittore e, al posto dei pennelli, affilate forbici. L’opera ti appartiene, ti è vicina, è reale e quasi ti assale in tutta la sua prorompente bellezza ed eleganza. La sua profondità esiste al tatto.

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What shall we do now

Sono stoffe che arrivano da lontano. Ma non semplici scampoli o tessuti acquistati a metro: sono parti di abiti, vestiti che, a loro volta, vestono l’opera. Rinascono con un nuovo scopo, dopo essere stati smontati.

Ogni colore è una ricerca. Nulla è lasciato al caso, ogni minimo dettaglio è curato come si cura l’arrangiamento di un brano musicale. Nella scultura,  le stoffe, i suoi colori, si intersecano in un assemblaggio perfetto, armonioso, preciso a tal punto da farti sentire le note più sottili.

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L’urlo di Ray

Nel suo studio, Stefano Bressani compone come direttore di un’orchestra di stoffe, riuscendo a creare una sua personale visione delle magiche melodie dei Beatles, dei visionari viaggi psychedelici dei Pink Floyd, del rythm’n blues di Ray Charles, dell’elettrica personalità di Jimi Hendrix… Le fibre sono le corde della sua chitarra, lo spesso strato di polistirolo che abilmente ricopre è la sua tastiera, i chiodi di metallo che fissano idealmente l’immagine, sono gli ottoni della sua orchestra.

Recarsi ad una sua mostra è come andare ad uno spettacolo. Sei avvolto e coinvolto da variopinte opere che creano immediatamente un’intesa con il pop, con il rock, in un’atmosfera di intensa e viva emozione. L’artista rende visibile la musica.

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Jimi Hendrix portrait

Stefano Bressani è un prezioso artigiano. Il suo lavoro sulle stoffe, come fossero note, serve a comporre un mosaico di tessuti colorati di diverse dimensioni e spessori che ti sorprendono per la loro tridimensionalità. Stai ascoltando i suoni da un ottimo impianto, suoni che ti arrivano da tutte le direzioni, creando una magia rara. Le sue sono immagini che appartengono ad un linguaggio universale, ma che finora non avevate ancora visto. Questo è il suo stile. Solo ed unicamente suo.

Per capire a fondo il mondo delle “sculture vestite”, vi suggerisco di curiosare nella sua “galleria” nel sito www.stefanobressani.com:  troverete un concerto di stoffe e colori di rara bellezza. Immagini di estrema originalità: icone della musica e del cinema, personali tributi a Picasso, il suo artista prediletto, interpretazioni di luoghi e monumenti storici e tante altre opere, frutto di talento e fantasia.

 

0 STEFANO BRESSANI PORTRAIT BY RENZO CHIESA

Biografia di Stefano Bressani

Nato a Pavia nel 1973, si diploma in progettazione meccanica presso l’Istituto Cardano nel 93 e lavora per molti anni come progettista, facendosi anche apprezzare come arredatore e designer di interni.

Coltiva sin da ragazzo la passione per le arti figurative di cui approfondisce alcune tecniche presso le scuole civiche della sua città e durante questa intensa fase di studi, alla fine degli anni 80,scopre un’attrazione verso uno tra i più importanti maestri della pittura del XX secolo, Pablo Picasso e in particolare del suo periodo di forte sperimentazione“cubista”.
Il voler esprimere qualcosa di innovativo, lo spinge ad utilizzare diversi supporti e materiali; La scomposizione delle immagini viene ripresa su carta, tele e tavole in legno ma è dall’incontro e l’amore per i tessuti che nasce la voglia di uscire dalla bidimensionalità per scoprire nuovi piani e quindi anche nuovi supporti.
La necessità di coniugare colori, linee e materiali diversi, da vita negli anni 90 a quello che sarà l’originale lavoro di Stefano Bressani e che chiamerà “Sculture Vestite”, ad indicare un nuovo momento che reinterpreta l’arte e allo stesso tempo ne consegna l’identità al legittimo proprietario.

 

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.