Giorgio Moroder, intervista con un mito

Abbiamo intervistato in esclusiva a Los Angeles Giorgio Moroder, che ci ha rivelato molti segreti: la nascita di "Love to love you baby". Quella volta che gli chiesero di scrivere un nuovo inno nazionale italiano. E quel "no" ricevuto da Bob Dylan.

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Tre Oscar, milioni di dischi venduti. Ha siglato i vertici della disco music ed è stato l’autore dei trionfi musicali di Donna Summer. Ha lavorato con i grandi: Barbra Streisand, Elton John, Cher, Janet Jackson, Freddie Mercury, Blondie, David Bowie. Ha scritto musiche per film mitici come Top gun, Fuga di mezzanotte, American Gigolo, Flashdance. Settantaquattro anni portati con lo spirito e l’entusiasmo di un ragazzo ventiquattrenne. Non a caso, uno dei brani del suo nuovo album Déjà vu (sarà pubblicato il 16 giugno) si intitola 74 is the new 24.  L’album, che arriva 30 anni dopo quello che lo ha preceduto, c’è una galleria di pezzi inediti affidati al sintetizzatore e ospiti di riguardo, tra cui Sia, Britney Spears, Charli XCX, Kylie Minogue, Mikky Ekko, Foxes, Kelis, Marlene e Matthew Koma… A luglio tornerà in Italia per due concerti: il 24 per la rassegna Roma incontra il mondo a Villa Ada e il 25 a Estathé Market Sound a Milano… L’ho incontrato a Los Angeles.

Preferisci essere intervistato in italiano o in inglese?

Italiano. Sono nato a Ortisei, amo la mia lingua nativa e cerco di praticarla. Seguo le news, leggo quotidianamente il Corriere della Sera e mi tengo in esercizio con le parole crociate.

Segui anche la musica italiana?

Poco. Mi piace Jovanotti, il rap di Fedez e la Pausini.

Si parla molto del tuo nuovo progetto. Pensi davvero che i 74 anni siano i nuovi 24?

Quando si tratta di dance music, penso che l’età non conti, anzi a 74 mi sento più sicuro e intraprendente.

Torniamo ai 24 allora, che musica ascoltavi? Chi era la tua ispirazione?

Giravo per l’Europa, cantavo e suonavo. I miei preferiti erano i Beatles.

Oggi?

Parlando di dance, poca ispirazione, con qualche eccezione. Mi piacciono Rihanna, Lady Gaga, ho chiesto a Beyoncé di incidere un mio pezzo, ammiro e sono grato ai Daft Punk, che mi hanno ospitato nel loro Random access memories e mi hanno incoraggiato a tornare a produrre musica, sono soddisfatto degli artisti che hanno partecipato al mio progetto. Per il resto rimango piuttosto insensibile.

Disco music di ieri e dance di oggi, cos’è cambiato?

Spariti i violini, chitarre in secondo piano. Il ritmo è rimasto. I suoni sono migliorati, più puliti, più netti, merito del digitale che aiuta immensamente. Allora lavoravo sul Moog, un vero mostro di difficoltà in un labirinto di cavi. Era difficilissimo gestirlo. Oggi ci sono suoni prefabbricati ed è tutto più maneggevole e facile. Anche qualcuno musicalmente impreparato può fare musica. Guarda i Dj, non sono musicisti nel vero senso della parola, oltre a mixare, più che altro si improvvisano autori e creatori di suoni, spesso affascinanti.

Nel tuo progetto appaiono molti ospiti ilustri, tra cui Sia e Kylie Minogue. Me ne vuoi parlare?

Con Sia ho lavorato “a distanza” e ha funzionato. È un’artista completa, grande professionista. Ha composto la melodia e scritto le parole, poi sono arrivato io per lavorarci sopra, con tutti gli altri suoni. Con Kylie ho realizzato Right here, Right Now, di cui ho iniziato la registrazione a Londra, per terminarla insieme a Los Angeles. Mi fa piacere dirti che questa collaborazione continua, infatti sarò ospite come Dj nel suo tour in Australia.

Come è nato il video di 74?

Avevo notato un video online. Mi è piaciuto, ho rintracciato i produttori e ho chiesto di creare una versione per il mio singolo di presentazione del progetto 74 is the new 24. Un eccellente lavoro di montaggio e un risultato che mi piace. È un video di 3 minuti dove persone, animali e cose si rincorrono in una corsa nello spazio.

Anche tu vai di corsa o sei un tipo tranquillo?

Tranquillo, ma la mia musica viaggia a 128 BPM, corre e non si ferma mai.

La tua recente esperienza di Dj set?

Tutto nato per caso, un amico mi ha chiesto di affiancarlo come Dj in una sfilata di moda. Eravamo in due, poi ho continuato da solo, mi sono organizzato, ho selezionato e riarrangiato molta della mia musica. Sono stato in mezzo mondo, Giappone, Svezia, Messico e Germania. Ho suonato a New York e all’Hard Day Of The Dead a Los Angeles. Mi entusiasma fare musica davanti a migliaia di ragazzi che ballano e vivono i miei pezzi di tanti anni fa. Ripeto, la dance non ha età.

Collaborazioni future?

Mi piacerebbe lavorare con Lady Gaga. È un’artista che ammiro molto. Ci siamo sentiti, ne abbiamo parlato. Spero che accada. Ho già rimixato il suo I Can’t Give You Anything But Love in duetto con Tony Bennett.

È vero che hai scritto un nuovo inno nazionale italiano?

Sì, anni fa, ai tempi della cosiddetta Seconda Repubblica. C’era desiderio di cambiamento anche nelle tradizioni istituzionali, Umberto Eco, nuova bandiera, nuovo inno… Me lo chiesero, lo scrissi ma non successe niente. Però mi sono rifatto con l’inno delle Olimpiadi di Los Angeles e di Pechino.

Un momento indimenticabile della tua carriera?

Love to love you baby. Ero in studio di registrazione con Donna Summer. La casa discografica voleva una versione hard del provino che inizialmente era solo di pochi minuti. Avevo previsto una versione lunga, disseminata da molti sospiri che suggerissero svariati orgasmi. Donna era imbarazzata. Non si sentiva a suo agio. Ho chiesto a tutti di lasciarci soli in studio, ho spento tutte le luci e nella penombra Donna si è lasciata andare ed ha interpretato la canzone come se fosse un’attrice più che una cantante. Il disco è diventato un successo mondiale. Milioni di copie, erano tutti impazziti… tranne Donna che, suo malgrado, era diventata un sex symbol, un’identità che non ha mai amato.

Hai mai ricevuto un clamoroso “no”?

È successo con Bob Dylan. Stavo scrivendo le musiche per Rambo 3. Silvester Stallone mi chiese una canzone da proporre a Dylan. L’ho incontrato, l’ha ascoltata e mi è sembrato interessato, ma un paio di giorni dopo mi ha chiamato dicendo che non l’avrebbe cantata. Non ho mai saputo se non amava la musica o il film… Ma ci saranno altre occasioni. In fondo è come se avessi solo 24 anni!

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Cesare Zucca
Giornalista e fotografo, è milanese di nascita, ma da parecchio tempo vive a New York. Ama viaggiare, cercando di osservare il mondo con occhi diversi da quelli di un normale turista. Molto apprezzato anche come stylist, ha lavorato con i più importanti personaggi dello showbiz, a cominciare da Madonna.