È arrivata mia figlia. Revolução!?

Nella vita di una colf brasiliana irrompe la modernità. Forse...

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È arrivata mia figlia
di Anna Muylaert.
con Regina Case, Michel Joelsas, Camila Márdila, Karine Teles, Lourenço Mutarelli.
Voto 7 

Val è una signora di mezza età, colf nella villa di una  famiglia brasiliana composta da marito straricco, nullafacente e depresso, moglie esagitata e mondana, figlio  liceale che non s’addormenta se Val non lo coccola come un bambino. Nella grande villa che fa marciare come un orologio, Val dorme (contenta) in una stanza senza finestre, come le leggi non scritte delle differenze di classe impongono. Arriva dal nord sua figlia Jessica, che Val aveva affidato 13 anni prima a dei parenti: la ragazza deve sostenere la prova d’ingresso alla prestigiosa (e selettiva) facoltà di architettura.  Arrabbiata, ma non troppo, a modo suo colta, studiosa, ma anche insensibile alle differenze di classe che per la madre sono vangelo, fa comunella con l’adolescente di famiglia, innamora il padre abulico, innervosisce la moglie esagitata e scardina il mondo di  Val: Jessica non solo non sente le convenzioni (o le manipola, forse), ma mangia alla tavola dei padroni come ospite, si fa dare una delle stanze vuote della villa, fa persino un bagno in piscina e alla fine passa anche l’esame di ammissione (e l’adolescente coccolato no). Segno che chi ha fame si sbatte. Il film ha un andamento da samba: per certi versi sonnolento e un po’ ipnotico, per altri inquietante da far sospettare un Haneke in salsa brasiliana. No. Verso la fine prende connotazioni più edificanti e buoniste, con rivelazioni da telenovela applicate allo scontro di classe con tenerezza e ironia. Un curioso mix di tradizionale e moderno. Premio speciale della Giuria al Sundance e premio del pubblico all’ultima Berlinale.

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori