Stefano D’Orazio torna con “Ci vediamo all’inferno”: la recensione

L'ex frontman dei Vernice torna dopo un lungo silenzio e celebra i 25 anni di carriera con 10 nuovi inediti, tra riff poderosi, una spruzzata di heavy e ballate graffiate di rock.

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Ci vediamo all’inferno
di Stefano D’Orazio 
(RGB)
voto: 6,5

Alzi la mano chi non ha mai canticchiato, almeno una volta, Su e giù, il brano più famoso dei Vernice.
Nei primi anni 90, il boom di questa band fu tanto rapido quanto breve, ma ha lasciato il segno con alcune canzoni che sono rimaste nella storia di quegli anni.
Tutto ebbe inizio a Castrocaro ’92, dove in un primo momento accettano la censura televisiva, modificando una parola di Scema, salvo poi vedere Stefano sul palco urlare “stronza”, che gli costa l’eliminazione, ma che gli permette anche di essere notati da Claudio Cecchetto, il quale li mette subito sotto contratto e gli fa incidere un album. Il successo di Su e giù è immediato e l’album Vernice vende 80.000 copie.
Due anni dopo esce Quando tramonta il sole e le registrazioni in studio portano la firma di ottimi musicisti (Claudio “Gallo” Golinelli, Daniele Tedeschi, della band di Vasco Rossi, Romano Trevisani e Davide Romani). La title track viene scelta come sigla del Festivalbar di quell’anno, ma l’album non ottiene il successo sperato e l’anno successivo, nonostante venga pubblicato a nome Vernice, il nuovo disco dal titolo Stefano D’Orazio indica già la strada solista intrapresa dal leader della band.
Da quel momento i Vernice non esistono più, e il loro frontman fino al 2005 ha pubblicato altri album e singoli, salvo poi prendersi un lungo periodo di pausa discografica, esibendosi solo in concerti dal vivo.
Lo scorso anno però Stefano ha deciso di tornare in pista e ha pubblicato due singoli, Che cos’è e La vita è, che hanno anticipato l’uscita di Ci vediamo all’inferno, in vendita da oggi in tutti gli store digitali, edito da RGB e distribuito da Artist first.
La copertina è curata dal fumettista Roby Rais, amico e fan di lunga data, che ha realizzato anche una serie di tavole che fanno parte del libretto digitale.
Con questo album Stefano D’Orazio vuole celebrare 25 anni di carriera, ed è sia autore che produttore di tutti i 10 brani che lo compongono, tranne la parte musicale di E’ per te, scritta con Massimo Berni, e quella di Corretto al blues, composta a quattro mani con Marco Di Lorenzo.
stefano d'orazio - ci vediamo all'infernoL’album si apre con Il pipistrello, vera e propria metafora di un lungo periodo della vita del cantautore, in cui si sentiva simile a quell’animale notturno, strano, non bello da vedere ma misterioso ed interessante da scoprire. Musicalmente è un bel rock, con sonorità lievemente tendenti all’heavy.
Riff poderoso e parte la title track, Ci vediamo all’inferno, in cui Stefano è duro con gli altri, ma anche e soprattutto con se stesso. Nell’immaginario comune il diavolo è raffigurato con corna, coda e forcone, ma qui invece vive in mezzo a noi sotto forma di egoismo, avidità, business e denaro.
La vita è, singolo attualmente in radio, parte su un intro elettronico per poi sfociare nella classica ballad in mid-tempo, e racconta della meraviglia del vivere, che ti rende sopportabili anche le brutte persone spacciate per buone.
Altra ballad, Non posso stare senza te, in cui Stefano chiedere di essere perdonato per i mille errori che può aver commesso nel timore di perdere la cosa più grande ed importante della sua vita. Un crescendo musicale che sfocia in un grande assolo.
In Io sto aspettando, pezzo rock di tempo medio con un ottimo riff di chitarra, c’è la voglia di ritrovare e rivivere qualcosa che non c’è più, e l’attesa di tornare indietro e cambiare quello che non è andato.
Provaci è una sorta di esortazione indirizzata a chi ha talento, a perseguire i propri sogni e a raggiungere il proprio obiettivo, rischiando, buttandosi e credendo nelle possibilità.
Un’altra canzone d’amore, E’ per te, ed arriviamo a Corretto al blues, esperimento che va a coronare un sogno del cantautore, che fin da giovanissimo voleva mettere un testo in italiano su un blues stile Clapton, e finalmente concretizzato grazie all’aiuto del nuovo chitarrista Marco di Lorenzo. Classici riferimenti a whisky e donne, e allo stesso blues, quasi un pezzo alla Buscaglione.
Che cos’è, primo singolo dell’album, è un invito a vivere la vita e a non scoraggiarsi mai, perchè anche la giornata più nera può avere dei risvolti positivi e, mal che vada, domani è un altro giorno. Sicuramente uno dei brani più riusciti dell’album, con un crescendo che sfocia in un assolo liberatorio, così come l’urlo “non è niente, non è niente“:
Chiude l’album Derby, brano dedicato all’amore per una donna e per il calcio, sport ormai depredato dei suoi valori più importanti, alla mercé di pochi violenti. Una sorta di inno alla speranza e alla vittoria della città e della civiltà. La canzone è stata anche trasmessa allo Stadio Olimpico prima della gara Lazio-Roma.
Un buon disco, per il ritorno sulle scene dopo una lunga pausa del frontman dei Vernice, con un sound moderno, rock, con sfumature heavy in alcuni brani, e senza troppe incursioni elettroniche.

Tracklist:
1. Il pipistrello
2. Ci vediamo all’inferno
3. La vita è
4. Non posso stare senza te
5. Io sto aspettando
6. Provaci
7. E’ per te
8. Corretto al blues
9. Che cos’è
10. Derby

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".