Con l’arrivo della sua lingua una scia di piccola acqua fresca ti percorre la spalla. Apre porte segrete e un mondo nuovo si presenta.

Così sai nuovamente di essere qualcosa, ammettendo a te stesso quanto la dimenticanza del corpo ci affligga sporgendoci verso il nulla, giacché senza sentire non esistiamo, ma semplicemente ci trasciniamo in un indefinito senza significato.

Ma ora la sua voce fioca, poi roca, ti sfiora la guancia. Cosa dica, non si sa, non conta il senso quanto contano i suoni che evocano fantasmi di antico desiderio, che ora vengono a manifestarsi lattei, sinuosi come animali inventati, scivolandovi addosso.

L’orecchio amplifica il piccolo vento del suo fiato, che scorre verso l’interno per crollarti nell’abisso e andare ad infrangersi su rocce sconosciute di pensiero, frastagliato come una scogliera, con aculei sparsi e moltissime bianche vette, congelate da una lunga resistenza al sentimento.

Lo spostamento d’aria genera così un tempesta che solleva e fa vibrare i legacci della tua coscienza, e le ancore fissate nel fondale si smuovono sganciandosi dagli appigli alle quali erano state faticosamente afferrate dall’abitudine, nell’illusione che potessero rimanervi ferme in un equilibrio perenne.

E invece no, e la tempesta sale: turbini si avvitano verso l’alto, trascinando maree dal più cupo recondito di te fino al bagliore in cui devi rivelarti, devi uscire e riconoscere con gli occhi bruciati di luce che esisti, infine.

Esistere, esserci, questa la legge alla quale non sappiamo riconoscere di essere assoggettati. Ma i sensi lo urlano, finalmente.

Fosse solo per noi, potremmo rimanere immersi in una sorda laguna d’anestesia, rifugiati in un dove senza misura, dal quale non sentirsi mai chiamati alla prova del vivere.

I sensi invece ci allarmano strappandoci al tepore nocivo, alla nullità dell’abitudine.
I sensi ci schiantano sulle rocce vive del nostro stesso essere distogliendoci dal torpore premortale nel quale rimaniamo rifugiati, rintanati come bestie impresentabili, schifosamente ostili a noi stessi.

E ora che la sua saliva ti ha bruciato una spalla, al primo contatto cocente, poi trasformatasi in una scia di freschezza, in quel percorso ingigantito perdi le idee.
S’inclina l’orizzonte. Il tempo si sospende, le vostre forme piegano da una parte cercando un appoggio su cui atterrare e non è più tuo equilibrio quello che ti sorregge, ma è un cadere senza misura, senza che tu possa decidere.

Cadi e cadi, finché il suo umore smuove in te un flusso di umore e di pensiero: e così sparisci, tuo malgrado. Te ne vai, sei andato via: salpato sul più mosso dei mari, caduto in cupa tempesta, dimenticato, perso, corpo galleggiante in una nuova deriva.

E, non esiste altro che il momento, pensi, e il momento è questo. Questo è il momento, e non sarà più, non vi sarà mi più altro momento che non sia un momento nuovo, differente in tutto.
Sarà un momento, appunto, e poi non più.
Ma ora è l’istante bruciato, acceso dalle sentinelle acute che abbiamo sparse ovunque, malgrado la paura. Malgrado noi. Ed è qualcosa che non si può capire, per nostra fortuna.

Per questa via, quando si drizzano le forme più recondite e si tendono le pieghe, si lubrificano le rimesse più secche, si aprono porte che neppure sapevi di avere.

Ti tocca ammettere di vivere, nuovamente. E per vivere, attraversare il dispiacere di sentire, e il duro lavoro di trasformarlo in piacere, prima che torni il buio sentimento che nuovamente vorrà inghiottirti.

Ma prima, ora, vivere.
Prima baciare, leccare, essere il nostro momento, smettere ogni altra forma per essere lingua e saliva.
Inventarsi la destinazione, divenire conoscenza che non sa dire, ma solo saggiare: andare, venire, venire a esserci, esserci a venire.

Avvenire.

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gianCarlo Onorato
Musicista e scrittore fuori dagli schemi, ex leader di Underground Life. Ha pubblicato i dischi: Il velluto interiore (1996), Io sono l’angelo (1998), Falene (2004), Sangue bianco (2010, Premio Giacosa 2012); ExLive con Cristiano Godano (2014); ed i libri: Filosofia dell’Aria (1988), L’Officina dei Gemiti (1992), L'ubbidiente giovinezza (1999), Il più dolce delitto (2007), ex - semi di musica vivifica (2013). Centinaia di concerti alle spalle e un nuovo disco e un nuovo romanzo nel prossimo futuro.