Le Mosche, il tour estivo di Pacifico

Pacifico sta preparando un nuovo disco ma nel frattempo porta in giro le Mosche, un libricino inedito derivato da anni di pensieri. Il tour di musica e parole parte venerdì 12 giugno.

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Gino De Crescenzo, in arte Pacifico, da domani (venerdì) sarà in tour con Le Mosche. Non solo chitarra, voce e tante note, ma anche un piccolo libro rimasto inedito fino ad oggi. Le Mosche sono pensieri, riflessioni e racconti, scritti nel tempo e non necessariamente molesti come i piccoli insetti neri. Ad accompagnarlo sul palco solo il suo strumento e qualche base preparata da lui stesso. Nell’intervista mi racconta qualcosa in più su cosa gli ronza in testa.

Qual è la storia di questo libricino rimasto inedito e privato?

Ho incominciato a scrivere questo tipo di cose abbastanza tardi, avevo quasi quarant’anni. Qualche mese fa guardando nel pc mi sono reso conto di quante cose avessi scritto: pezzi di libri, piccoli racconti, pensieri e riflessioni, forse anche condivisibili. Non è una storia nè un romanzo, sono cose che mi ronzano intorno, da lì è nato il titolo Le Mosche. Parlo di tempo, timore, paura, per esempio ero a parigi durante l’attentato a Charlie Hebdo. Parlo anche di nostalgia, se ne sta formando una nuova: i miei miti, i miei riferimenti culturali, le immagini di riferimento, stanno venendo soppiantate pian piano da altri miti e immagini, di generazione in generazione ne arrivano di nuove. Comunque è naturale, anch’io ho sostituito quelle dei miei genitori.

A cosa fai riferimento? Di cosa hai nostalgia?

In fondo nostalgia non sarebbe nemmeno la parola giusta. Per esempio penso a Totò, lui è impareggiabile, soprattutto per me che ho origini napoletane. Quando ero ragazzino per i miei genitori era un monumento, loro sono cresciuti con i suoi film, io ho ereditato in parte questa loro nostalgia però andando avanti col tempo lo si vede sempre più a notte fonda e probabilmente tra cinquant’anni nessuno dirà più “Vota Antonio” ad ogni tornata elettorale. È una cosa normale, mio padre aveva nostalgia per Gilberto Govi di cui sono arrivate quattro immagini che nemmeno si vedono, dello stesso Charlie Chaplin, che è un monumento invalicabile, ho trovato un filmato originale, tra i suoi più belli, però, insomma, chi se lo ricorda.

Abbiamo la tendenza a guardarci indietro, dovremmo vedere anche un po’ avanti.

È interessante. Io parlo di questo ma è come se avessi passato la fase nostalgica. Quando scrivi canzoni sentimentali c’è sempre un po’ lo sguardo rivolto indietro. Adesso però non ho particolari attenzioni verso quello che abbiamo alle spalle ma nemmeno mi metto a fare caciara con quelli che hanno vent’anni. Sono in un fase di mezzo dove mi piace guardare ad entrambe le parti.

“Qualche pensiero che mi ronza intorno, che scaccio con le mani ma non se ne va” è una tua frase che mi piace molto, può nascere anche da qui il desiderio di rendere pubblico il libretto?

Le mosche sono delle presenza moleste, i pensieri  non lo sono necessariamente. Forse più che scacciarli, mettendoli su carta o parlandone, può darsi che la loro presenza diventi meno pressante. Spesso quando scrivi quello che hai dentro poi la cosa un po’ si disinnesca, dopo averla tirata fuori passi ad altro; se invece la lasci dentro di te, il fatto di non esprimerla la rende più ingombrante. Io per ora ho appena incominciato, di materiale ne ho moltissimo ma siccome non voglio tediare nessuno vorrei vedere fino a che registro intimo posso arrivare.

I post che hai pubblicato sul tuo profilo facebook intitolati 10 secondi sono un assaggio di quello che ascolteremo?

Quella è proprio una sintesi, ho un sacco di pensieri in giro. Quelli sono flash rapidissimi, quasi fotografie scritte. È una cosa che faccio spesso per vedere scritte una serie di cose che mi passano in testa, che poi perdo e mi sembra di confondere. Invece trovarle scritte mi conforta, mi sembra di tenere il filo delle cose.

“Le Mosche” verrà pubblicato?

È un’opzione che sto valutando, per adesso mi piace sia un fatto un po’ carbonaro. Vorremmo fare un’edizione tirata in poche copie che continui a cambiare, per questa volta ho selezionato una decina di scritti ma magari alla prossima ne entreranno una ventina, chissà. Per ora mi piace farlo nascere così, poi vedremo. Sto lavorando anche al disco nuovo.

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Anticiperai qualcosa del nuovo disco durante il tour?

No, ci ho pensato, però no. Magari qualcuno viene e riprende, così hai già canzoni che girano con mesi di anticipo, presentate voce e chitarra e a volte incomplete. Commercialmente non c’è più nulla da difendere, non è per quello che non propongo anticipazioni, ma ho l’impressione che l’inedito un po’ si sprechi. Può capitare di proporre qualcosa, si possono avere cose impellenti da dire, molti artisti hanno composto canzoni su Charlie Hebdo per esempio. Farò qualche cover ma anche il repertorio potrebbe variare.

Come sarà il prossimo disco? 

Ho scritto buona parte del materiale ma mi riservo sempre una parte da scrive alla fine, per soprese e incursioni. Ci sono canzoni da scrivere senza pensare, senza lavorarle troppo. Poi sto pensando se finirlo da solo o se farmi affiancare da un produttore, il disco è in italiano ma ci sono canzoni in francese. L’influenza è inevitabile, mi sembra di aver esplorato nuovi spazi: ci sono meno sentimenti nostalgici o malinconici, è più concreto nei testi, più ritmato e meno cantautorale, sto cercando di fare un passo. Subisco poche influenze musicali italiane passando la maggior parte del tempo in Francia, sono in una dimensione nuova rispetto a quella in cui ho prodotto i precedenti dischi. Quando vai via dal posto che conosci senti una maggiore libertà, ti liberi della conoscenza degli altri e gli altri dalla tua.

Molti cantanti considerano le canzoni preziose come i figli, tu non hai problemi a cedere i tuoi testi ad altri, la tua produzione come autore è vasta.

Ho capito una cosa con il tempo e credo sarà anche questa una delle tante mosche. Ti trovi, qualsiasi cosa tu faccia, ad avere tendenze che in realtà avevi già da bambino, Truffaut diceva che nel primo rullo di pellicola di un regista c’è già tutto quello che lui è. Fin da ragzzo ho avuto un deficit di sano egoismo, non intendo chissà quale generosità, ma anche quando da ragazzo giocavo a pallone c’era chi stava davanti e voleva il risultato e chi stava dietro e costruiva. Quando ho iniziato a lavorare come autore ho visto che non c’era separazione tra me e l’artista, non c’era conflitto, io avevo uno spazio al fianco dell’artista ma perchè mi interessava, non per servilismo. Ci sono tante canzoni che non sarebbero venute bene senza quella voce, versioni cantate da me e poi da altri artisti mi hanno fatto capire quanto una voce può aggiungere o togliere ad una canzone, è un amplificatore decisivo. So che certe cose saranno belle solo con il coinvolgimeto di un altro artista. Alcuni hanno smesso di dare canzoni perchè stufi di vederle maltrattate negli arrangiamenti o cambiate rispetto alle volontà iniziali.

Queste le date del tour di Pacifico:

12 giugno – Musica in Castello – Parma

13 giugno – Festival Resilienza – Vicenza

20 giugno – Microcosmi Festival – Comerio (VA)

23 luglio – Fuoriluogo Festival – Asti

31 luglio – Pavese Festival – Santo Stefano Belbo (CN)

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.