Wolf Creek 2 – La preda sei tu. Al solito.

Morte ai turisti nell'outback australiano.

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Wolf Creek 2 – La preda sei tu
di Greg McLean
con John Jarrath, Ryan Corr, Shannon Ashlyn, Philippe Klaus, Shane Connor, Ben Gerrard
Voto dal 5 al 6

“Su questa terra ci sono persone come te e  persone come me. Le persone come me mangiano a colazione quelle come te e poi le cagano”. È il senso del film. Di tutti questi film. La differenza (la speranza) è che ci provino a dirlo in maniera originale. Ma il serial killer di Wolf Creek 2 si muove così: due poliziotti uccisi e bruciati per introdurre il personaggio che odia le multe (l’autorità?); doppietta di campeggiatori, decapitato lui (al coltello), sparata lei (la sessualità?) per introdurre il bersaglio chiave: un turista inglese (l’oppressione?) inseguito con un Tir (l’unica novità dai tempi di Duel, è che qui muoiono dei canguri); due o tre morti di contorno, e poi trascinamento del malcapitato nella tana dell’orco, ovviamente piena di cadaveri o quasi cadaveri. Indovinelli (truccati) su  cultura varia australiana, con taglio delle dita se sbagli e abbandono del turista quasi impazzito, che finirà in manicomio con il marchio di perdente. Nella provincia americana gli orchi ammazzaturisti  erano i contadini psicopatici minorati di Non aprite quella porta. Questo australiano potrebbe essere la variante sadica di Crocodile Dundee. Ma alla fine è sempre e solo uno che odia gli stranieri che “fanno i loro comodi in casa mia”. Già sentito. Secondo certe teorie questo sarebbe un film sull’identità australiana. Già sentita anche questa.  Un saccheggio di cose già viste,  poco originali anche per gli amanti dello splatter. La storia sarebbe vera, ma il killer è all’ergastolo già dal primo film. Stesso regista, stesso attore, solite torture: un film conservatore, via. In questo sì fa spavento.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori