Paul McCartney: “Out There Tour” fa tappa a Parigi

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Credo esistano concerti sui quali non ci sia molto da discutere o da valutare, insomma con alcuni artisti sappiamo di andare sul sicuro, di vedere un bello show, di divertirci e di cantare. Solo se poi le aspettative vengono deluse, in una possibilità molto remota, si può trovare materia di discussione; ma quella è un’altra storia. Uno che non delude è Paul Mccartney, 73 anni e non sentirli, che non ne vuole sapere di smettere di girare il mondo. Reduce da una breve tournèe giapponese ne ha intrapresa una europea che ieri ha fatto tappa allo Stade De France di Parigi. Out There Tour 2015 sono poco meno di tre ore di concerto, nel quale ripropone brani composti durante tutta la sua carriera, da quando aveva vent’anni e scriveva I saw her standing there, passando per il periodo con i Wings, fino alla nuovissima Hope for the future, scritta come colonna sonora del videogioco Destiny. Proprio questa canzone è tra le tre proposte per la prima volta a Parigi, «une autre première for Paris» dice nel suo francese maccheronico.

Saluta il pubblico con un brano dei Beatles, Eight days a week, per attaccare poi con il riff rock di Save Us, traccia d’apertura del suo ultimo album New, ma nonostante ciò l’amtosfera tarda a scaldarsi. Tra una battuta e un’altra, salta qui e là sul palco, imponente ma essenziale, con due smaxi schermi verticali ai lati e uno come sfondo sul quale sono trasmessi grafiche e video durante lo show. Paul McCartney suona pianoforti, chitarre, bassi e anche l’ukulele, proprio sulla canzone dedicata a George Harrison, detentore del ruolo di suonatore dello strumento al tempo dei Fab Four. «Questa la usavo durante le registrazioni negli anni ’60» dice orgoglioso mostrando la chitarra con cui poi esegue Paperback Writer. Propone Temporary Secretary, un altro inedito a Parigi, e le due canzoni d’amore ispirarate alle mogli. No, non è poligamo, dedica Maybe I’m amazed a Linda, la compagna di una vita scomparsa negli anni ’90, e My valentine all’attuale moglie Nancy presente nel pubblico. Non si dimentica degli amici, una pedana solleva il Sir mentre canta Blackbird e Here today: «Questa è per John, è una conversazione che non è mai avvenuta», racconta al pubblico alzatosi in piedi ad ascoltare. Il baronetto parla poco, preferisce suonare, attacca con altre due canzoni dall’ultimo album: New e la divertente filastrocca Queenie eye. Complice anche il cielo che inizia a scurisi e non più illuminato a giorno, si balla sulle note di Lady madonna e All together now che anticipano Michelle, brano tanto rivendicato per la sua assenza in scaletta dopo molti concerti, quanto sempre presente durante le tappe francesi. Esplode il pubblico su Live e let die accompagnata da fiammate sul palco e fuochi d’artificio, che intermezzano le commoventi Let it be ed Hey jude. Sul finale compaiono Another girl, mai proposta live dai Beatles, Helter Skelter, definita pioneristica del genere metal, e il medley Golden Slumbers/Carry that weight/The end. 

Paul McCartney sul palco scherza e si diverte, tra una battuta e l’altra prova a parlare francese. Chiama al suo fianco anche una fan arrivata dalla Siberia, che alla domanda «cosa desideri?» risponde semplicemente «un abbraccio». Spicca a mio parere la sua capacità di rendere un posto enorme come uno stadio, un luogo intimo e amichevole, e di arrivare, con la sua genuina semplicità, anche alle persone sugli spalti più lontani. Ça va sans dire, merci Paul.

La scaletta della tappa parigina:

Eight Days a Week
Save Us
Got to Get You Into my Life
Listen to What the Man Said
Temporary Secretary
Let Me Roll It
Paperback Writer
My Valentine
Nineteen Hundred and Eighty-Five
The Long and Winding Road
Maybe I’m Amazed
I’ve Just Seen a Face
We Can Work It Out
Another Day
Hope for the Future
And I Love Her
Blackbird
Here Today
New
Queenie Eye
Lady Madonna
All Together Now

Michelle
Lovely Rita
Eleanor Rigby
Being for the Benefit of Mr. Kite!
Something
Ob-La-Di, Ob-La-Da
Band on the Run
Back in the U.S.S.R.
Let It Be
Live and Let Die
Hey Jude

Another Girl
Hi, Hi, Hi

Can’t buy  e Love
I Saw Her Standing There

Yesterday
Helter Skelter
Golden Slumbers
Carry That Weight
The End

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.