Firenze ai piedi di Vasco

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Ci sono delle cose che non vanno nell’ultimo concerto di Vasco. A cominciare dal palco che lascia buona parte dei fan a distanza siderale dall’artista, passando per la scaletta che poteva essere strutturata diversamente e, con poco, essere migliore. E ci sono delle cose che invece vanno ed anche alla grande, ovviamente. Avremo tempo e modo di parlare ampliamente di tutto questo nei prossimi giorni.

Di ritorno dal concerto di ieri sera a Firenze, non voglio cimentarmi in una recensione “critica” della serata: quella arriverà, ma più avanti. Quello che mi preme sottolineare oggi è il fortissimo impatto emotivo che continua a legare Vasco al suo pubblico. Nonostante il tempo che passa, qualche disco non all’altezza dei suoi migliori lavori, una certa sensazione di déja vu che pure aleggia di fronte ad uno spettacolo che gira l’Italia ormai da tempo indefinito, i concerti del Blasco restano un rito irrinunciabile, due ore e mezza di simbiosi tra palco e sotto palco, un’esplosione continua di emozioni in cui divertimento, ricordi e commozione si mescolano in un tutt’uno inscindibile ed unico. E alla fine ti rendi conto che è bastato cantare a squarciagola Vivere o Stupendo o Gli angeli per giustificare il prezzo del biglietto.

E’ vero che questo concerto ingrana un po’ a fatica, ma è anche vero che quando parte poi non si ferma più. Heavy riff oriented più nelle dichiarazioni che nella realtà (e mi sia consentito dirlo: grazie al cielo), colpisce al cuore nella ballate storiche, in quei pezzi che accomunano il fan più intransigente all’ultimo arrivato fra il pubblico di Rossi.

Finisce che ti sembra sia appena iniziato e per la millesima volta in un quarto di secolo ti ritrovi a maledire quella Albachiara che da lì a pochi minuti ti riporterà alla realtà. La cosa più difficile è “tornare” dai concerti di Vasco. E il problema non è il viaggio in autostrada. Ma rimettere i piedi per terra ed accettare che quei 150 minuti sono stati solo una parentesi: i concerti di Vasco non sono una fuga dalla vita, ma ne sono un’amplificazione. Dopo, la vita ritorna quella di sempre.

Per quei pochi che ancora non la conoscessero, questa la scaletta: 1) Sono innocente ma… 2) Duro incontro 3) Deviazioni 4) L’uomo più semplice 5) Dannate nuvole 6) Quanti anni hai 7) Siamo soli 8) Credi davvero 9) Guai 10) Il blues della chitarra sola 11) Manifesto futurista della nuova umanità 12) Interludio 2015 + Rock star 13) Nessun pericolo per te 14) E… 15) L’una per te 16) La noia 17) Quante volte 18) …Stupendo 19) C’è chi dice no 20) Sballi ravvicinati del 3° tipo 21) Rewind 22) Vivere 23) Come vorrei 24) Gli angeli 25) Medley (Delusa, T’immagini, Mi piaci perché, Gioca con me) 26) Sally 27) Siamo solo noi 28) Vita spericolata 29) Canzone (accenno) 30) Albachiara

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.