Vulcano. L’ingiustizia che brucia

Una storia moderna nei modi di una narrazione atavica

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Vulcano
di Jayro Bustamante
con María Mercedes Croy, María Telón, Marvin Coroy, Justo Lorenzo, Manuel Antún
Voto 7 e mezzo


Sembra un documentario dai colori caldi e lavici la storia di Maria, guatemalteca di di etnia Kaqchikel  Maya, che non parla neanche lo spagnolo e vive nei campi di caffè alle pendici di un vulcano. Il padre e la madre, anche per ovvie ragioni di conservazione del fazzoletto di terreno, l’hanno promessa in sposa a Ignazio, il supervisore della piantagione, un giovane vedovo che parla spagnolo ed è in aria di promozione. Ma Maria, che sembra davvero un idolo Maya,  è innamorata di Pepe, giovane come lei, lavorante beone e vantone con il miraggio degli Stati Uniti, dove di sicuro gli daranno casa e lavoro. Maria vorrebbe fuggire con lui. Lui glielo promette, la mette incinta e scappa. Maria si ritrova in un doppio guaio, il figlio e la perdita della protezione del supervisore, e tenta con l’aiuto della madre un aborto atavico che sembra un rito, poi deve ricorrere alla civiltà, in un ospedale dove nessuno dei suoi parla spagnolo, solo il supervisore che recupera la promessa sposa facendo da interprete con medici e polizia: il suo spagnolo non traduce il linguaggio Maya. Mente a suo vantaggio. E per Maria il prezzo è altissimo. Bustamante ha condotto in silenzio il suo film a questo momento terribile in cui si condensa in una gelida traduzione l’ingiustizia tra due mondi e il destino degli umiliati. Sotto, il vulcano brucia. Opera prima Orso d’Argento a Berlino.

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori