Il pop ha un nuovo re. Si chiama Mika

Le sue saranno pure canzoncine. Ma si ascoltano con gran gusto e tutto il suo album è infascito di spunti degni di nota.

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No place in heaven
di Mika
Voto 8

Sul podio di Re del Pop direi che ci stiamo arrivando. Raggiunta la definitiva consacrazione anche come giudice di X-Factor, Mika consolida il proprio dominio della sua peculiare forma di pop music che tanto deve al miglior passato e relativi maestri, quanto ben riesce a collocarsi nel contemporaneo empireo dei vendibilissimi ma non svenduti.

Per forzati motivi anagrafici sono stato introdotto a Mika dalla mia adorabile figlioletta Vittoria, che, da personcina assai selettiva, se lo adora, un motivo ci sarà.

MIKA_NO-PLACE-IN-HEAVEN_cover-620x620E quindi, ascoltando No Place in Heaven, ho capito: Mika traguarda, traversalmente, diverse generazioni di gusti e ne fa sintesi cristallina, nulla nella sua musica è lasciato al caso e, soprattutto, se si decifrano le liriche, ci si accorgerà che, pur senza raggiungere vette drammatiche, proprio sempre canzoncine festive non son e, soprattutto, la formula magica dell’orecchiabilità immediata, che qui abbonda, non la si trova tutti i giorni.

Oltre alla già nota Good Guys, segnalo l’incipit Talk about you e la mia preferita Oh Girl You’re The Devil, ma tutto il lavoro presenta guizzi degni di nota.

Hai capito la Vittoria… son qui che canticchio e, di certo, lei se la ride. Alla faccia della mia reputazione.

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Marcello Valeri
Marcello Valeri nasce verso la fine del 1963, anno che vide la morte di Kennedy nella versione di Oliver Stone e la nascita dei Beatles. Influenzato dai fattori sopra citati sin da piccolo dimostra una spiccata tendenza al ballo interrotta solo da rovinosa caduta della partner con conseguente pianto a dirotto, episodio che lo dirotterà per sempre all’ascolto immobile di qualsiasi tipo di musica. Comincia a scrivere di musica nei primi anni 80 su Rockerilla, per poi passare a Rumore, Pulp e poi Blow Up ma insoddisfatto del meccanismo “tu manda che se piace si pubblica – ovvero scrivi bene di qualsiasi disco anche se fa schifo” cessa negli anni 90 ogni pubblicazione cartacea e preferisce dedicare le sue prose all’amico Gian sul sito di Disco Club per approdare a nuovi lidi (si spera). In mezzo lavora da trent’anni nel sociale e si arrabatta per arrivare a fine mese, specie il 20, quando prende lo stipendio che in genere gli dura tre giorni, come gli argentini di Fossati. Da un anno circa ha un programma su web radio che si intitola Freak show.