Woodstock: il posto sbagliato

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“We are stardust, we are golden, we are billion year old carbon, and we got to get ourselves back to the garden…”

C’è stato un terremoto musicale che ha dato al rock una scossa potente ed innovatrice, questo terremoto positivo è conosciuto con il nome di “Woodstock: 3 Days of Peace & Music”. Trentadue artisti e gruppi, tra i più celebri dell’epoca, ed alcuni ancora oggi, si sono alternati sul palco in una serie di performances che sono entrate a far parte della storia della musica rock. “An Aquarian Exposition”, il termine con cui gli hippies avrebbero chiamato il Festival, si svolse, con la partecipazione di mezzo milione di persone, nel 1969, in agosto, nei giorni 15/16/17 (e 18 mattina).

Ancora oggi, quando parli di Jimi Hendrix, Santana, Crosby, Stills, Nash & Young, Janis Joplin, Jefferson Airplame, Joe Cocker, Richie Havens, Grateful Dead, Canned Heat, The Who, Ten Years After, Joan Baez … il collegamento con questo evento è immediato. A tenerlo vivo ci hanno pensato, con grande successo, dischi, film e documentari.

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In realtà, il primo grande festival rock, non fu quello di Woodstock ma il Monterey Pop Festival, sulla costa occidentale degli States. Infatti, due anni prima, in quella cittadina della California, si ritrovarono 31, tra musicisti e band, che per tre giorni (16/17/18 giugno 1967) richiamarono circa duecento mila persone in un’arena naturale. Era l’esordio in pubblico per Jimi Hendrix e Janis Joplin, e ha visto la presenza di The Animals, Otis Redding, Quicksilver, The Byrds, Simon & Garfunkel, Mamas & Papas, Buffalo Springfield e Ravi Shankar, unico artista ad essere pagato,  l’incasso (1 dollaro l’ingresso) era devoluto in beneficienza. Il Monterey Pop Festival è stato l’inizio della celebre “Summer of Love”, l’inizio della cultura hippie, l’inizio della leggenda musicale della Bay area di San Francisco.

Monterey

Un altro raduno rock, che si ripetè negli anni, fu quello del Big Sur Folk Festival, che si svolgeva in un “ranch” californiano, affacciato sull’Oceano Pacifico molto vicino a Monterey. Principali promotrici erano le sorelle Joan Baez e Mimi Farina. Ebbe vita dal 1964 al 1971, con l’apice di partecipazioni proprio un mese dopo Woodstock, nel 1969. Comunque, al Big Sur Festival, negli anni, parteciparono: Mimi & Richard Farina, Joan Baez, Incredible String Band, John Sebastian, Crosby, Stills, Nash & Young, Joni Mitchell, Judy Collins, Al Kooper, Kris Kristofferson ed anche i Beach Boys.

Big Sur

Torniamo ora al  ricordo del più grande evento musicale. Ogni anno, migliaia e migliaia di giovani e molto meno giovani, arrivano in pellegrinaggio nella piccola cittadina di Woodstock, nella contea di Ulster nello stato di New York. Woodstock si trova al confine sud di una splendida regione di montagne e vallate chiamata The Catskills, vicino ai monti Appalachi, ad ovest del fiume Hudson, a circa tre ore da New York City. The Catskills è il luogo di vacanza più amato dai newyorkers, per lo meno quelli che non si dirigono verso il mare del New England o del Maine. E’ la natura che regna in questo posto e non è difficile imbattersi in animali di varie specie, liberi e curiosi.

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Woodstock è molto graziosa e, come gran parte delle piccole cittadine statunitensi, è composta da una main street, qualche viuzza laterale, case immerse nel verde, ed un fiumiciattolo con una piccola cascatella. Numerose gallerie d’arte, qualche piccolo ristorante, due o tre stores alimentari ed enoteche, una chiesa, una banca e una fila infinita di negozi di souvenir dedicati al Festival di Woodstock. In ciascuno si possono trovare le stesse cose: magliette, poster, cartoline, portachiavi, posaceneri, cappellini, bicchieri, thermos e decine di altri oggetti ispirati alla grande adunata rock del 1969. Insomma, Woodstock vive del richiamo turistico che il festival musicale ha prodotto.

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Ma, Woodstock: 3 Days of Peace & Music, non si svolse a Woodstock! Neppure in un’area periferica, neppure in un paesino circostante. Neppure nella bellissima zona di The Catskills. Questo è il posto sbagliato.

Il Festival di Woodstock si tenne a 70 chilometri di distanza, verso sud ovest, in una zona altrettanto verde e boschiva, vicino ad un piccolo laghetto ed una grande cascina. A poca distanza da un agglomerato di case chiamato Bethel, nella contea di Sullivan. Ma se vi fermate a Bethel non troverete ne souvenir ne indicazioni. L’unico luogo pubblico è un grande bar nei pressi di una distilleria. All’interno del bar, il solo spunto di riferimento al festival è un minaccioso cartello che chiede di fermare l’arrivo di centocinquantamila hippies -“Local people speak out. Stop Max’s hippy music festival. No 150.000 hippies here” -. Nessuno vi dirà che dovete percorrere ancora dieci chilometri per arrivare a Bethel Woods, un immenso campo che scende verso un piccolo laghetto.

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Quì si svolse il Festival di Woodstock. Quì trovate un monumento, tristemente simile ad una pietra tombale,  che lo ricorda. All’ingresso di quest’area vi è un grande Farmer’s Market, vendita di prodotti naturali. A fianco c’è il museo dedicato al Festival (aperto dalle 10 a.m sino alle 6 p.m.).

Quando percorrete, in macchina, i viottoli di campagna che separano Bethel da Bethel Woods, riesce molto facile immaginare la coda di automobili, moto, bus ed ogni altro mezzo di trasporto che aveva paralizzato il traffico verso la grande radura dove, alla fine, sono arrivate mezzo milione di persone. Nel posto, dove sorgeva il palco, non si sentono le percussioni di Santana o la ribellione elettrica di Jimi Hendrix, ma solo il fringuettio di uccellini ed il fruscio delle foglie mosse dal vento.

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Certo non ci troviamo di fronte al Colosseo romano o alle Piramidi egizie e nemmeno  a Betlemme, ma, per gli amanti del rock, è un luogo molto emozionante e suggestivo, per quello che ha rappresentato nel lontano 1969: la nascita di un’era musicale senza paragoni.

“…We are stardust, we are golden, we are billion year old carbon, and we got to get ourselves back to the garden… By the time we got to Woodstock, we were half a million strong, and everywhere there was song and celebration…” (Woodstock by Joni Mitchell)

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.