Affare fatto. La rivolta degli sfridi

Tre disastrati dalla crisi economica americana esplodono a Berlino

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Affare Fatto
di Ken Scott
con Vince Vaughn, Tom Wilkinson, Dave Franco, Sienna Miller, June Diane Raphael.
Voto 6

Quando un imprenditore come Vince Vaughn commercia in sfridi (residui delle lavorazioni delle materie prime) è un uomo capace di gestire gli sfridi sociali (ovvero i soggetti scartati dal mercato). A cominciare da sè. Infatti licenziato mette insieme una squadra di tre disgraziati: il grande Tom Wilkinson espulso dal mercato per età, il giovane Dave Franco forse troppo giovane e tonto per entrarci nel mercato, e se stesso, appena rottamato. E guida il gruppo alla conquista di un affare a Berlino con il sospetto di essere dei fluffer (diconsi fluffer  quelli che scaldano i pornoattori prima delle prestazioni). E così mandati al massacro i tre a Berlino dormono in un hotel d’arte (tu e la tua stanza siete un’installazione) o in un ostello per studenti, non capiscono i segnali stradali, fanno sesso allegro, rintracciano due referenti per l’affare in una sauna bisex e in una stanza da gay bar con peni parlanti che escono dalla parete, partecipano a una maratona dopo essere stati decorati come il muro di Berlino e attraversano persino gli scontri tra polizia e dimostranti per un G8. Il film è assurdo, folle, forse molto sbagliato: è stato scritto dallo stesso Steve Conrad dei tristi deliranti Weather Men e I sogni segreti di Walter Mitty ed è anche  profondamente anarcoamericano, anzi è diretto dal pazzo canadese Ken Scott, quello di Starbuck (il donatore di sperma che non sapeva di avere 533 figli). Vabbè, avete capito. È davvero un film sulle occasioni che offre la crisi.

 

 

 

 

 

 

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori