Art Aquarium. L’arte del pesce rosso di Kimura

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Si può organizzare una mostra incantata con dei pesciolini rossi?
Se si è un artista e designer giapponese, sì. Hidetomo Kimura (è anche idrobiologo) presenta a Milano (fino al 23 agosto) il suo Art Aquarium in un posto impensabile ma che si è rivelato efficacissimo: il Circolo Filologico. E così tra sale di volumi in librerie-vetrine del secolo scorso, sono stati creati due vasti ambienti, completamente bui, illuminati soltanto dagli acquari realizzati dall’artista. Protagonisti della mostra sono i kingyo, pesciolini diventati rossi per una mutazione che da 2000 anni in Cina e da circa 500 in Giappone vengono amorevolmente collezionati, allevati, cresciuti dalle elite più colte dell’Asia.
L’allestimento è veramente straordinario: nel primo ambiente l’Edo-sakura-rium, un lampadario a forma di piramide rovesciata, sovrasta un acquario coperto di petali di fiori di ciliegio. L’intera sala è circondata da acquari che in un gioco di luci e musica espongono le più diverse varietà di kingyo: i wakin, i jikin, i sakura-nishiki, i tensei e altre varietà, o meglio dire mutazioni, di forme, colori, rotondità, grandezza.
Il Kaleidorium è invece un acquario rettangolare con inseriti dei caleidoscopi triangolari che consentono di apprezzare gli incredibili giochi di luce e colori che offrono i pesci, mentre l’Oiran è probabilmente il più grande acquario per kingyo del mondo. Numerosi piccoli acquari circolari posti in basso consentono di ammirare i pesci anche dall’alto.
Nel piano superiore si trovano, tra acquari ornati di pizzi, altre opere straordinarie: il New-Edo-Kingyo-Display, un prisma di colore cangiante che consente di guardare i pesci da ogni angolazione, alla maniera che si usava nell’antica capitale Edo a partire dal Seicento; il Kimonorium, tre grandi acquari dove i pesci nuotano su sfondi fatti di kimono, e il Flower-Aquarium, un bellissimo acquario da cui esce un glorioso mazzo di fiori.
Per arrivare nel secondo ambiente si attraversa una stanza dove si trova un vaso di Venini a forma di kingyo disegnato da Kimura. Qui si trova forse il pezzo più bello della mostra, il Byouburium II (il primo è del 2008): dodici pannelli a forma di paravento (byobu) che contengono i pesci, su cui sono proiettati immagini reali: fiori, uccelli, la luna, la pioggia che si succedono a seconda delle stagioni. Si ammira il tutto avvolti da una bellissima musica.
Ho avuto la fortuna di assistere a questa installazione con due bambini di circa tre anni che erano con le loro mamme, e ho potuto vivere, oltre alla mia ammirazione, il loro improvviso stupore e il loro incanto quando musica e immagini hanno cominciato a proiettarsi fra i pesci.
Soltanto un orientale è in grado di fare una mostra così elegante e bella, riuscendo a creare un equilibrio che mai affondi nel kitsch.

 

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Gabriele Miccichè
Lavora nell’editoria dal 1977. A Palermo nella casa editrice Sellerio fino al 1984, poi a Milano presso Gabriele Mazzotta. Dal 1989 è socio e art director dello studio editoriale Ready-made. Le sue passioni sono la letteratura, la grafica, l’arte urbana (ha organizzato mostre sulla net-art e sui writers). Ha pubblicato Giambattista Bodoni e l’arte della tipografia (Edizioni Università IULM, Milano 2013). Collabora con le riviste Bell’Italia e Bell’Europa.