Nel nome di Pasolini. Giganti a confronto

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Si è appena conclusa un’edizione da ricordare del Trentino Book Festival, che ha tenuto banco sul lago di Caldonazzo. Tanti gli ospiti di prestigio radunati dal direttore artistico Pino Loperfido come gli scrittori Stefano Benni, Eraldo Affinati, Giuseppe Culicchia, Simonetta Agnello Hornby, l’economista Serge Latouche, il regista Abel Ferrara e i giornalisti Furio Colombo e Aldo Cazzullo.
L’appuntamento clou è stato senz’altro l’incontro con Furio Colombo e Abel Ferrara nel nome di Pier Paolo Pasolini, che ha regalato al numeroso pubblico accorso un’ora abbondante di grande cultura. Colombo è stato l’ultimo a intervistare il poeta di Casarsa, proprio alla vigilia della sua tragica morte, mentre Ferrara ha girato il film “Pasolini”, raccontando le ultime ventiquattro ore dell’autore di “Scritti corsari”.
Nonostante le ottantaquattro primavere, Furio Colombo parla con la lucidità di un gigante della cultura, uno degli ultimi grandi intellettuali italiani, del suo rapporto con Pasolini e della sua ancora sconcertante attualità. “Vivevamo Pasolini come la realtà, un uomo sempre lontano dall’autocelebrazione – ricorda – Sono stato un privilegiato a intervistarlo in un’epoca in cui ancora c’erano spazi di silenzio, ora stiamo invece assistendo a una perdita della capacità di ascoltare: c’è un intero mondo politico che si parla addosso, un universo sgretolato dal bombardamento mediatico. Il periodo è senz’altro sgradevole ma non è detto che non possa cambiare”.
Il grande regista italo-americano Abel Ferrara ha lavorato per quasi dieci anni al film, dando la sua personale lettura del Pasolini uomo, scrittore, regista e poeta. “Tutto è iniziato con la visione del Decamerone nel 1971, che ha avuto su di me l’effetto di una granata, dopodiché ho visto tutti i suoi film. La sua verità non è profezia, ma sempre verità: Pasolini ha vissuto con questa spada di Damocle di vedere la verità del suo tempo e di saperla esprimere. Di lui mi ha sempre colpito l’amore che provava per tutta la gente, la prima cosa che chiedeva era sempre: ‘come stai?’. Si ascolta davvero solo se c’è compassione per l’altro essere umano: l’intervista di Colombo a Pasolini, che ho voluto raccontare nel film, era piena di compassione”.
Il film di Ferrara è assai controverso, come del resto lo è sempre stato Pasolini, ma Colombo ne dà questa lettura: “sono due mondi d’arte che si incontrano, sarebbe stato molto diverso il taglio di un documentarista. Abel ha esplorato il dentro di Pasolini, raccontando l’ultimo giorno della sua vita”. Pasolini è stato tristemente profetico intitolando “Siamo tutti in pericolo” la sua ultima intervista: “Pier Paolo era vittima di una persecuzione in atto – conclude Colombo – perché sempre disposto a sfidare il potere laddove questo non se lo aspettava: considerava il consumismo montante un fenomeno peggiore del nazismo e già aveva capito, con la poesia di Valle Giulia, che la distanza tra ricco e povero sarebbe cresciuta in modo esponenziale. Se è vero che un’artista è sempre solo, Pasolini è stato due volte solo”.

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.