Giacomo Voli: da The Voice al Banco del Mutuo Soccorso

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Giacomo Voli: una carriera iniziata l’anno scorso a The Voice, e che prosegue ora nel Banco del Mutuo Soccorso, di cui è diventato il cantante. Sembra una favola la storia del giovane cantante emiliano, lo scorso anno classificatosi al secondo posto del Talent Show di Rai Due, e da quest’anno parte integrante della formazione All Stars di uno dei gruppi che hanno fatto la storia della musica italiana.
Ne abbiamo parlato con lui.

Hanno fatto scalpore le recenti dichiarazioni di Morgan, in cui il cantante sconsiglia ai giovani cantanti di percorrere la strada dei Talent show che, a detta sua, porterebbero a un successo effimero. Cosa gli rispondi?

La musica è un’arte per pochi. Ogni anno, ai talent show partecipano centinaia di ragazzi ed è ovvio che soltanto una ristretta parte di questi possa diventare un cantante di professione. La mia storia è stata molto particolare e mi sento una mosca bianca per questo. Già il fatto che a The Voice mi abbiano permesso di fare del rock e di tenere i capelli lunghi è stato un successo per me. Quanto a Morgan, mi chiedo solo perché abbia aspettato così tanto tempo per fare questa dichiarazione. Ha campato 10 anni con X Factor e ora dice una frase del genere? La gente che sputa nel piatto in cui ha mangiato non mi è mai piaciuta.

L’anno scorso a The Voice sei arrivato secondo subito dopo Suor Cristina, data fin da subito come probabile vincitrice in quanto suora. Che clima si respirava tra voi concorrenti?

Ti dico la verità: non avrei mai immaginato di arrivare in finale. Quindi, anche l’essere arrivato secondo con oltre il 40% dei voti (sempre che fossero validi, visto che c’è una polemica aperta) per me è stato un successo, perché la gente ha votato la musica che ho proposto a The Voice, che è la stessa che canto dal vivo con la mia band. Insomma, credo di aver lanciato un messaggio forte con il mio secondo posto.
Quanto a Suor Cristina, bisogna capire che The Voice è televisione. Certo, lei aveva una gran bella voce, ma c’erano tantissime altre ragazze che avrebbero meritato il primo posto più di lei. Però, ripeto, era lei il fenomeno televisivo e quindi era chiaro che dovesse essere premiata per questo. Televisione e musica sono due cose ben distinte e la storia insegna che spesso i perdenti nei vari Sanremo (come Vasco Rossi) hanno poi una carriera molto brillante.

untitledCome sei arrivato al Banco?

Grazie alla visibilità che mi ha dato The Voice. E’ questa la grande chance che ti danno i talent. Uno, quindi, non partecipa per migliorare la propria qualità vocale, ma per arrivare a una fetta più grande di pubblico. Giancarlo Amendola, il manager del Banco, mi ha conosciuto attraverso il programma, mi ha osservato attentamente e ha pensato che potessi essere uno dei candidati possibili per questo primo tour, in cui dividerò le parti vocali con altri cantanti.

La maggior parte dei fan del Banco appartengono alla generazione precedente alla tua, quindi giustamente sono molto legati alla voce di Francesco Di Giacomo. Come pensi di conquistarli?

Penso che l’unica strada percorribile sia quella di essere me stesso: i vari scimmiottamenti della voce di Di Giacomo sarebbero inutili. Uno dei motivi per cui sono stato selezionato è il mio carattere, perché la musica non è semplicemente qualità vocale, ma anche emozione. Io quindi spero di riuscire a trasmettere qualcosa di mio e arricchire i pezzi del Banco. Poi, se ho una voce pulita che a tratti può ricordare l’aspetto tenorile di Francesco, sarà il pubblico a dirlo.

Hai già provato con il gruppo?

Finora ho provato solo con Vittorio Nocenzi, quindi essenzialmente voce e piano, ed è stata una bella emozione. Con il gruppo al completo, invece, proverò solo a ridosso del primo concerto. Sono tutti dei professionisti eccezionali e quindi, in quanto tali, hanno dei ritmi a dir poco intensivi!

Cosa c’è nel tuo futuro oltre al Banco?

Continuerò a curare la mia carriera da solista. Ho da poco pubblicato un nuovo ep con la mia band e abbiamo già in programma una ventina di concerti a ottobre. Con loro, faccio una musica più spinta rispetto a quella del Banco: si tratta di un rock tendente al metal, con venature prog.
A settembre, poi, verrà diffusa la notizia della mia partecipazione come vocalist al tour di un gruppo metal melodico italiano, che canta in inglese e che lavora essenzialmente all’estero.
Insomma, cerco di tenermi impegnato il più possibile e in tanti ambiti diversi. Questo mestiere mi piace molto e credo che il giorno in cui smetterò di emozionarmi con la musica, smetterò di vivere.

 

 

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.