Teneramente folle. Mio padre è un orso bipolare

Vita, terribile e divertente, con una madre a rate e un padre a fasi alterne

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Teneramente folle
di Maya Forbes
con Mark Ruffalo, Zoe Saldana
Voto 7 

Prima di tutto chi è Maya Forbes, la giovane regista al suo esordio dietro la cinepresa, ma già sceneggiatrice e produttrice alla HBO e autrice insieme al marito Wally Wolodarsky degli script di Mostri contro alieni e Seeing Other People. La domanda non è peregrina perché Maya, nel film, racconta senza pudori e paure quella che è stata la sua infanzia, insieme alla sorella China (oggi leader della band Pink Martini), in compagnia di un papà bipolare e di una mamma di colore alla riscossa in quel di Cambridge, Massachusset. Ma soprattutto perché il suo cognome, Forbes da parte di padre, rimanda a una di quelle famiglie americane, ma in primo luogo bostoniane, che per discendenza, ricchezza e visione della vita vengono denominate cordialmente con l’’acronimo Wasp,White Anglo Saxon Protestant. Ovvero quel gruppo di coloni che, sbarcati sul suolo americano dalla vecchia Europa, si misero in testa di essere in missione per conto di Dio.
Maya ci racconta così come l’aristocratico Cam e la determinata Maggie si siano innamorati nell’eroica stagione in cui tutto sembrava possibile, compreso valicare indisturbati i confini di classe, abbiano avuto due bambine e come improvvisamente poi le cose siano precipitate. Lui sviluppa una grave sindrome maniaco depressiva, perde il lavoro, non ha accesso alla sua ricchezza e va ad abitare da solo. Maggie si da da fare e, per permettere alle figlie studi migliori e a se stessa un futuro di indipendenza, entra alla Columbia University a studiare economia. La scelta straziante sarà lasciare le bambine e chiedere a Cam di occuparsi di loro durante la sua assenza. Lui farà del suo meglio in mezzo a un disordine mostruoso, crisi di angoscia, momenti di gioia in un’altalena emotiva senza sosta. Con il punto di vista di se stessa bambina, girando a tratti quasi un filmino di famiglia, Maya fa i conti con i mondi che ha conosciuto: quello dei nonni freddi, anaffettivi, snob, sempre pronti a girare la testa dall’altra parte di fronte ai bisogni del figlio e delle nipoti, in nome di un’etica che va solo a loro beneficio (e la scena in cui Cam affronta la vecchia genitrice è perfetta). E quello dei suoi genitori, idealisti, forse incoscienti e poco previdenti, ma che non si spaventano, lottano, continuano ad amarsi insegnando loro una cosa, con i fatti e non con le parole, ovvero che ciò che da senso alla vita è voler bene ed esserci per gli altri. Malgrado tutto.
Una bella resa dei conti per Maya Forbes e un atto d’amore verso un padre difficile, debordante, ingestibile, ma tenerissimo (e Mark Ruffalo nella parte è perfetto) e una madre che combatteva per riuscire a essere madre e donna insieme. La tenerezza è anche nel titolo originale Infinitely Polar Bear che è l’involontario gioco di parole di una delle figlie  tra “orso polare” (polar bear) e disordine bipolare (bipolar).
Ps: nella realtà la mamma di Maya è stata poi la prima donna afroamericana ad aprire una società di investment management in America. Nel film Maya si chiama Amelia ed è interpretata dalla 12enne Imogene, figlia della regista.

 

 

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Rosa Baldocci
Nata a Genova, laureata in Lingue e letteratura inglese, specializzata in Scienze dello spettacolo, ha vissuto a Londra lavorando come ricercatrice in Rai. A Milano, dove risiede da 35 anni, è stata caposervizio cinema a Sorrisi e canzoni per lungo tempo, per poi passare ai femminili: caporedattore a Tu Style e vicedirettore a F, ideato insieme a Marisa DeiMichei tre anni fa. Ha scritto libri per le scuole come Il Testo e L'immagine (Zanichelli) e Britain on Film (Loescher)