La “tecnica Bukowski” dei Two Fingerz

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Tecnica Bukowski
dei Two Fingerz
Voto 8


Quando eravamo piccoli avevamo tutti paura dell’uomo nero, i nostri genitori lo utilizzavano per farci addormentare e per incuterci timore. Non dovevamo dire bugie, alla fine siamo cresciuti e  cosa abbiamo scoperto? Che l’uomo nero non esiste, in compenso continuano a dire bugie, e i potenti ci drogano con le loro menzogne.
I Two Fingerz escono con il loro ultimo album “Tecnica Bukowski”. E come incipit del disco parlano appunto della paura data ai bambini: la paura dell’uomo nero.
Ma cosa succede quando un bambino cresce? Succede che ha bisogno di una maschera, una maschera che lo faccio diventare freddo, la neve e che lo protegga dall’uomo vero, quello che esiste.
Essere freddi può aiutare a costruire una corazza che ci protegga dal mondo intero, ma tutti, come i Two Fingerz e come Bukowski, dal quale appunto ha tratto ispirazione questo disco, cerchiamo il sole. La neve rende il mondo piatto e finto.
Sembra un grande palcoscenico questo dove tutti vogliono essere qualcuno e pochi accettano la semplicità.
La-tecnica-Bukowski-coverI Two Fingerz narrano molto bene questo mondo che, ancora una volta va troppo veloce. Dove chi legge poesie lo fa solo per portarsi a letto le ragazze, e gli angeli che oggi esistono pensano di poter salvare il mondo guardando una serie TV.
Siamo solo preoccupati del nostro aspetto esteriore e intanto il mondo intorno crolla.
“Se sei leale non sopravvivi” questo è ciò che siamo costretti ad imparare. C’è la voglia di non pensare, di cambiare, andare in altri paesi e i Two Fingerz lo cantano in “ho la hit”. Cercare magari uomini e donne meno di plastica, essere liberi di essere nessuno.
Un disco che fa riflettere ed anche divertire, consuetudine dei Two Fingerz è parlare di argomenti pesanti in maniera leggera. Ora, volete la “Tecnica Bukowski”?

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Tyrone Nigretti
Mi chiamo Tyrone, vivo a Milano ed ho 21 anni. Ho iniziato ad ascoltare il rap perché rispecchiava la mia persona: il rap dice le cose nello stesso modo con cui amo dirle io, in modo pungente ed efficace. Le prime recensioni le ho scritte con il desiderio di spiegare il rap e di dare un'interpretazione che desse peso e importanza ad ogni parola scritta nei testi. Questa passione si è intensificata a tal punto da desiderare di poter lavorare con il rap e per il rap. Grazie al rap, dal quale sono stato in qualche modo ispirato, ho scritto il mio primo libro: Fattore H, edito da Rizzoli.