Verona celebra “Horses” di Patti Smith

37
0

La sacerdotessa del rock ammalia Verona nella splendida cornice del Teatro Romano in occasione del tour che celebra i quarant’anni di “Horses”, l’esordio capolavoro di Patti Smith. Un’artista multiforme che ha raggiunto grandi risultati non solo nella musica ma anche in letteratura (valga per tutti lo splendido “Just Kids”), pittura e fotografia.
Verona celebra Patti Smith con una targa ricordo prima dell’inizio del concerto e poi spazio alla musica, che entra prepotentemente in scena con una vibrante versione di “Gloria”. Il grande classico scritto da Van Morrison ha il potere di riscaldare immediatamente il pubblico, che ha risposto con un teatro ormai esaurito da settimane, ma è già tempo dei ritmi reggae di “Redondo Beach”, altro cavallo di battaglia della rocker statunitense. “Horses” sarà eseguito integralmente dalla prima all’ultima traccia e l’emozione sale sulle note di “Birdland” e la successiva “Free Money”, che fa saltare in piedi quasi l’intero anfiteatro. “Kimberly” apre le porte a una toccante “Break It Up”, che Patti dedica alla memoria di Jim Morrison, con la voce di Lenny Kaye a scandirne il ritornello. Il suo chitarrista storico è l’unico elemento della band originaria assieme al batterista Jay Dee Daugherty, mentre completano la line-up il figlio Jackson Smith (chitarra e basso) e Tony Shanahan (basso e tastiere).
Una travolgente versione della suite “Land”, nei suoi tre tempi aperti da “Horses”, torna a far saltare il pubblico, pungolato da un’icona che alla soglia dei settant’anni conserva immutati carisma, voce e personalità. I capelli ormai interamente imbiancati sciolti sulle spalle, Patti chiude la prima parte del concerto con una commovente “Elegie”, dedicata alla memoria di Jimi Hendrix, ma scorrono i brividi quando scandisce i nomi dei quattro fratelli Ramones, Jim Carroll, Joe Strummer, il marito Fred “Sonic”Smith, l’amico del cuore Robert Mapplethorne e Lou Reed, tutti compagni di viaggio in quella New York degli anni ’70 che ha scritto la storia del punk-rock. Tra quei nomi spicca quello di Pier Paolo Pasolini, assassinato proprio nel 1975, l’anno in cui uscì “Horses” e a cui Patti Smith dedicherà un concerto speciale il prossimo 1 agosto a Villa Manin, nella terra natale del grande poeta friulano. La seconda parte del live si apre con “Privilege (Set me free)”, tratta dal suo album di maggior successo commerciale “Easter” (1978), per passare poi all’ipnotica “Dancing Barefoot”, dal successivo “Wave” (1979).
Poi a sorpresa Patti scende tra il pubblico mentre la sua band, capitanata da Lenny Kaye e Tony Shanahan, si lancia in un medley targato Velvet Underground, in memoria dell’amico Lou Reed. Il gran finale ha le forme di “Because The Night”, “People have the power” e una tiratissima “My Generation”, cover degli Who inserita come bonus track in “Horses”, che regala al pubblico una Patti Smith più punk che mai, quando imbraccia la chitarra elettrica per poi strapparne le corde una a una in un gran finale all’insegna del noise.

CONDIVIDI
Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.