Lorenzo negli stadi 2015. Buona la prima

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Il Lorenzo negli stadi 2015 è partito col botto. Ieri sera allo stadio del Conero di Ancona è stata una gran bella festa, sopra e sotto il palco. Tra l’altro un palco davvero esagerato, mai visto in Italia, tutto giocato sull’idea del fulmine e con una ramificazione tentacolare che lo fa giungere ben oltre la metà del campo da gioco, con il pubblico tutto attorno a godere della musica e dello show che Jovanotti ha costruito attorno alle sue canzoni di ieri e di oggi, 29 in tutto (che diventano 32 se consideriamo il medley composto da Non m’annoio, Falla girare, È la scienza bellezza e Tanto). Insomma, tanta roba. E tutta roba buona!

Lo spettacolo inizia in modo stupefacente, con un vero e proprio “corto” della durata di quasi sette minuti ambientato nel 2184. Una scommessa: portare l’idea del cinema all’aperto in uno stadio, sfruttando un magnifico schermo di circa 800 metri quadrati ad altissima definizione. Cose che noi umani non avevamo mai visto prima! In ogni caso una scommessa vinta, perché il film è davvero bello: la regia è di Niccolò Celaia e Antonio Usbergo, due giovani videomaker romani che già avevano firmato la regia del videoclip di Sabato (in quel caso assieme a Salmo, che fa un cameo come attore e che nel tardo pomeriggio si era esibito come supporter). Ovviamente il protagonista maschile è lui, “Giovanottino”, mentre la protagonista femminile è un’icona come Ornella Muti. Una curiosità: la voce che introduce il tutto è quella di Claudio Cecchetto.

Subito dopo parte la musica. Il primo brano è Penso positivo, scelta assolutamente non casuale: è la canzone che chiudeva il Backup tour del 2013, e ricominciare da qui rappresenta una sorta di fil rouge tra allora e oggi. Lorenzo ha sempre detto di voler regalare al suo pubblico la versione 2.0 di quel tour ed è stato di parola. Infatti è un tripudio di immagini fotoniche, suoni, colori, giochi di luce, costumi pazzeschi che lasciano a bocca aperta. Le trovate sceniche si sprecano e tengono desta l’attenzione degli spettatori dall’inizio alla fine, per tutte le due ore e venti di durata dello show. Dopo Penso positivo, appare sul megaschermo Fiorello, che facendo il verso a un presentatore d’altri tempi di un incontro di boxe sprona il pubblico a supportare Lorenzo. Poi parte un blocco di alcuni brani che fanno parte dell’ultimo album (spezzato da Attaccami la spina, che è uno dei più vecchi), tanto per scaldare l’atmosfera. Con Il più grande spettacolo dopo il big bang lo show decolla verso mete siderali e da quel punto in avanti non fa più ritorno sulla terra.

Lorenzo è uno sciamano e trascina la platea in un party gigantesco. I 30.000 spettatori che stipano lo stadio diventano parte integrante dello show e il loro entusiasmo contribuisce a rendere il tutto ancora più incandescente. Molti brani sono riarrangiati in modo intelligente e la band (ben undici elementi) supporta il Jova alla grandissima: Saturnino e Riccardo Onori sono i due più mobili su quel palco esagerato; i tastieristi Frank Santarnecchi e Christian Rigano sono una garanzia; Leo Di Angila e Gareth Brown hanno un invidiabile senso del ritmo. Poi c’è la new entry Danny Bronzini, che rinforza le parti chitarristiche e che pur avendo appena 19 anni (ne compirà 20 tra qualche giorno) tiene benissimo il palco. Non sfigura nemmeno il quartetto di fiati, tutti poco più che ventenni ma già ben rodati. Del resto sono allievi di Marco Tamburini, che con il corpo è volato via all’improvviso tre settimane fa, ma il cui spirto è una presenza speciale che non svanirà mai.

foto copia 3Prima parlavo della parte visual. Ogni canzone è accompagnata da un cartoon, un filmato o idee grafiche sviluppate ad hoc. Ci sono autentici pugni nello stomaco, come le scene tratte dal film Louisiana di Roberto Minervini abbinate a Fango. Molti i riferimenti alla natura e all’Africa, sia nei testi delle canzoni, sia nelle immagini e negli abiti usati durante lo show, a cominciare da una fantastica gonna caratterizzata dalla silouette del continente nero che Lorenzo indossa mentre canta L’ombelico del mondo.

Anche se non mancano i momenti di riflessione (le prime strofe de Il mondo è tuo sono tutte un programma: Mandiamoli a cagare / i bulli e i vittimisti / gli indignati di mestiere / i fondamentalisti / il senso della vita / e chi l’ha mai saputo / non dirmi cosa è giusto / ma cosa ti è piaciuto), a dominare è la leggerezza, il divertimento puro. Ad esempio quando fa L’estate addosso (che sfocia sulle note di una grande hit degli anni Sessanta, Abbronzatissima, eseguite al basso da Saturnino) sullo schermo vengono proiettate immagini dai colori sgargianti che sono una sorta di remake di quelle celeberrime di The wall, ma i martelli e i soldati alienati sono stati sostituiti da ombrelloni, gelati e grandi tette. Subito dopo, per introdurre Estate, propone un dialogo degno del teatro dell’assurdo tra se stesso e il palco (la voce è sempre la sua, “trattata” da Christian Rigano).

Non sto qui a raccontarvelo tutto, lo show, perché è giusto che rimangano dei margini per sorprendersi e stupirsi come solo i bambini sanno fare. E Lorenzo è un eterno bambino con l’esperienza di un uomo di 48 anni. Però mi sembra giusto sottolineare che questo è lo spettacolo più bello prodotto in Italia negli ultimi anni. C’è magia. C’è ritmo. C’è una gran voglia di divertirsi e far divertire. Ci sono idee, cuore, energia. E soprattutto c’è lui, uno che ha sempre voglia di essere un passo avanti, che ha ancora voglia di fare esperimenti, che si rifiuta di sedersi sugli allori. Un astronauta che desidera esplorare galassie sconosciute per regalare due ore e mezzo di sano divertimento a chi va a vederlo. Del resto non è mica un caso se a vegliare sul suo operato c’è il dio dei disc jockey Fallih Ballah.

Ecco la scaletta del concerto di Ancona:
Clip “dal futuro”
Penso positivo
Tutto acceso
Attaccami la spina
L’alba
Una scintilla
Sabato
Il più grande spettacolo dopo il big bang
Bella
Stella cometa
Ora
Fango
Il mondo è tuo
Non m’annoio / Falla girare / È la scienza bellezza / Tanto
L’ombelico del mondo
Musica
L’estate addosso
Estate
Le tasche piene di sassi
L’astronauta
Serenata rap
Come musica
Tutto l’amore che ho
La notte dei desideri
Tensione evolutiva
Mezzogiorno
Ragazzo fortunato
A te
Gli immortali
Ti porto via con me

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".