La Range che si guida con lo smartphone.

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“Above and beyond”: con Land Rover l’auto con controllo remoto diventa realtà. E lo smartphone diventa il telecomando. Con un ardito salto nel futuro quando le “Solo Car” completamente autonome saranno la norma, la casa inglese (che fa parte del gruppo indiano Tata Motors) ha presentato un prototipo della Range che si guida da lontano tramite il cellulare e utlizzando una app dedicata. Una soluzione ancora più comoda della feature della BMW Serie 7 che grazie a una chiave /telecomando permette di parcheggiare l’auto a distanza senza salirci sopra. Dai primi test l’applicazione realizzata da Land Rover si rivela efficiente e versatile. La manovra automatica del veicolo avviene attraverso un articolato sistema che utilizza radar, lidar (funziona con il laser), sensori e telecamere. Nel video di You Tube che l’ha fatta scoprire, si vede come il pilota riesca, tramite lo smartphone, ad affrontare con la Range aspri passaggi sterrati, impervi pendii e a cavarsela bene parcheggiando un Suv dalle dimensioni non proprio compatte in spazi ridotti. Come? Uscendo dall’auto nei passaggi più difficili nel fuoristrada e non e, dopo aver controllato e valutato gli ostacoli, conducendo correttamente il veicolo da lontano tramite lo smartphone. La guida remota si mostra di grande aiuto anche quando si tratta di recuperare l’auto bloccata nel parcheggio tra altri due mezzi dove è praticamente impossibile aprire la portiera.
Naturalmente accanto ai tanti “pro” di questa soluzione c’è anche qualche “contro”: bisogna assicurarsi che il veicolo che viaggia da solo – funzione che comunque si disattiva automaticamente con l’eccessivo allontanamento del “guidatore” -non rappresenti mai un pericolo, e anche realizzare sistemi per la sicurezza che impediscano accessi non autorizzati a chiunque passi accanto all’auto con uno smartphone in tasca.
L’applicazione permette di controllare lo sterzo, accelerare e frenare, scalare le marce. E di regolare la velocità fino a un massimo di 6,5 Km/h. La portata è limitata per il momento, perché lo smartphone deve trovarsi a 3 metri circa dal veicolo

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Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.
  • Andrea Delfraro

    Gran bel giocattolino!