Il viaggio di Capossela nel Paese dei Coppoloni

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Il viaggio nel Paese dei Coppoloni di Vinicio Capossela si materializza a San Daniele del Friuli, primo appuntamento musicale del festival “Aria di Friuli”, da quest’anno in sinergia col Festival Collisioni di Barolo.
Sul palco un esercito di diciotto elementi con la Banda della Posta e la Banda municipale di Calitri ad accompagnare Capossela e il suo fidato chitarrista “Asso” Stefana. L’appuntamento ha i contorni di una vera e propria festa di paese, in cui Vinicio si riserva il ruolo di gran maestro cerimoniere. Il suo ultimo libro, costato ben diciassette anni di lavoro, fa da collante tra una canzone e l’altra col risultato di trasportare il pubblico nell’alta Irpinia, terra di origine dei suoi genitori.
Si parte con la musica della Banda della Posta, che apre il concerto su ali morriconiane per passare poi alle musiche da sposalizio e per l’uccisione del porco, ben descritte nei capitoli del libro. Il primo brano è “La notte”, cover di Adamo, seguito dal twist di “Pica su cadu” e dal ritmo travolgente di “Si è spento il sole”, hit di Celentano entrata ormai in pianta stabile nel repertorio caposseliano. La festa prosegue sulle note di Rocco Granata e la sua celeberrima “Marina”, per arrivare finalmente al canzoniere autografo di “Marajà” e la splendida “Solo mia”, un’autentica chicca da anni assente dalle scalette. L’omaggio al grande Matteo Salvatore ha le forme della struggente “La notte è bbella” e poi arriva l’annuncio che ogni fan che si rispetti aspettava: la futura pubblicazione di un triplo cd dedicato alle “Canzoni della Cupa”, progetto di recupero della tradizione irpina da anni nel cassetto. “Zompa la rondinella”, “Femmene” e “Se la morte me la dessi tu” sono il trittico della Cupa che scatenano il ballo collettivo del pubblico friulano.
Il momento è propizio per un autentico colpo di teatro: l’ingresso sul palco di Cicc’ Bennett, il mitico Ciccillo descritto nei versi di “Al Veglione”. Elegantissimo, in completo gessato, accompagnato dalla musica delle due Bande intona l’aria del “Nessun dorma”, con una voce tenorile che si fa beffe dell’età anagrafica. Vinicio torna sul palco e, accolto da un’ovazione, intona “Al Veglione” e “Marcia del Camposanto”, due tra i suoi pezzi più amati che scatenano l’entusiasmo dell’uditorio. Il gran finale ha le forme della straordinaria “Cancion Mixteca”, tradizionale messicano anch’esso entrato ormai da diversi anni nel suo repertorio, ma eseguita per lo più in occasioni speciali come questa. Per i bis Capossela si agghinda interamente di bianco e parte l’orgiastico finale di “L’Uomo Vivo”, prima della buonanotte sulle note di “Ultimo amore”, il suo pezzo più dylaniano in omaggio al menestrello di Duluth in arrivo il giorno successivo sul medesimo palco. Davvero una grande festa collettiva, che a trovare il pelo nell’uovo poteva essere alleggerita di qualche lettura in favore di qualche canzone in più. Ma Capossela va preso così com’è e il viaggio nel Paese dei Coppoloni ha comunque colpito nel segno.

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.