Prima visita a Expo… o era il BIT?

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Credo non si possa dire di aver visto veramente Expo senza esserci andati almeno tre  o quattro volte. Altrimenti è come fare un viaggio come quelli che vengono proposti da molte agenzie e che io ritengo il più assurdo in assoluto: il giro del mondo in tre settimane.

La superficialità non è mai la soluzione migliore per chi voglia davvero conoscere un luogo e questo vale sia per un viaggio reale, che per una visita alla manifestazione che racchiude, al suo interno, l’essenza di buona parte del mondo.

Padiglione Lithuania
Padiglione Lithuania

L’organizzazione della visita parte già nelle settimane precedenti e si forma attraverso svariate fonti di informazione: Internet, guide all’Expo distribuite ormai ovunque, amici e parenti che ci sono già stati.

“Devi assolutamente vedere Giappone, Brasile, Emirati Arabi e il Padiglione Italia!”

“Non perderti il Kazakistan!”

“L’albero della vita illuminato è uno spettacolo!”

“Portati un ombrello per il sole, mangia nei chioschi esterni, sono più economici dei ristoranti”

Consigli… consigli… consigli… Ma la realtà è che difficilmente si riesce a programmare una visita ai padiglioni più interessanti e tornare a casa avendo visto quello che si voleva: dipende dal giorno, dall’afflusso di gente, dall’ora e, in sostanza, dalle file che si è disposti ad affrontare per visitare i Paesi desiderati.

Io, ad esempio, mi ritengo fortunata per aver trovato una fila di soli 40 minuti al padiglione Giappone (si arriva anche a due ore…), ma tante sono le cose che avrei voluto vedere e che ho rimandato alle prossime occasioni.

Padiglione Giappone - giochi di luce
Padiglione Giappone – giochi di luce

Fatte queste premesse, posso dire che, a una prima impressione, mi sembra più una vetrina turistica che una manifestazione che ha come tema “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”.

Per quanto ho visto, l’aspetto della nutrizione è stato trasformato in un focus sulla gastronomia. Perché parlare dei piatti tipici è molto più facile e “appealing” che non parlare di quello che si fa in termini di agricoltura, rispetto del territorio, risparmio e ottimizzazione delle risorse naturali disponibili nel proprio Paese e, di conseguenza, nel pianeta.

E quindi, ben venga il favoloso filmato in 3D che ti fa entrare letteralmente nel territorio del Kazakistan, ben venga il padiglione giapponese con le sue proiezioni di luce e il tavolo interattivo dove comporre il proprio piatto preferito (un po’ ridicoli gli animatori da villaggio vacanze che animano questo pranzo virtuale) o il Messico con i suoi famosi cuochi di Puebla che illustrano le ricette tipiche; ben venga lo smalto e la spettacolarità di ogni Paese che vuole mostrarsi scintillante e all’avanguardia, per richiamare potenziali turisti… ma dov’è finito il tema “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”?

Padiglione Uruguay
Padiglione Uruguay

Chi, per il momento, mi è sembrato averlo capito davvero è la Thailandia, che con un po’ di spettacolarità e un interessante filmato conclusivo, illustra quello che è stato fatto per sviluppare una politica agricola seria e sostenibile e per creare una catena di prodotti alimentari sicuri e controllati sotto ogni aspetto… tralasciando ovviamente di essere uno dei maggiori produttori del micidiale olio di palma, ormai onnipresente nell’industria alimentare.

Padiglione Thailandia
Padiglione Thailandia

Quello che è certo è che non ci possiamo aspettare nessun tipo di autocritica, da nessun Paese. In Cina non vi racconteranno del Festival di Yulin dove ogni anno vengono macellati e mangiati circa 10 mila cani, molti dei quali portatori di rabbia. E in Giappone non si mostreranno orgogliosi di quella caccia alle balene tutt’ora praticata e mascherata da ricerca scientifica per aggirare ostacoli e divieti. Il Brasile non vi parlerà del mostruoso abbattimento di foreste per far spazio alle piantagioni di soia o di eucalipto per l’industria cartiera e la produzione di pellet. Nel padiglione USA non troverete traccia di OGM (ne’ di altri contenuti degni di nota) e nessuno dei Paesi produttori dell’olio di palma (in testa Indonesia, Malesia e Thailandia) se ne vanterà apertamente.

Padiglione Cina
Padiglione Cina

Ma sinceramente, potevamo aspettarci altro? Non penso proprio. E allora cerchiamo di goderci questa gigantesca esposizione a cielo aperto: ammiriamo l’architettura straordinaria dei suoi padiglioni, rassegnamoci nel vedere, all’interno di Cuba, solo un bar che serve Mojito e, in molti altri, solo artigianato locale. Gustiamoci le specialità dello street food e dei ristoranti, godiamoci gli spettacoli musicali all’esterno o all’interno dei padiglioni, rassegniamoci alle lunghe file, girovaghiamo con o senza meta, senza mai dimenticare che per nutrire il pianeta ci vuole ben altro.

L’IDEA DA PORTARE A CASA: SORBETTO DI ANGURIA

Che idea si può portare a casa da un luogo che contiene tutto il mondo? Idee infinite… Pertanto la mia ricetta, questa volta, vuole solo essere un consiglio rinfrescante da gustare a casa, sdraiati sul divano, dopo una massacrante giornata ad Expo.

Frullate 500 gr di succo di anguria (al netto di scorza e semi).  Sciogliete 330 gr di zucchero di canna in 750 gr di acqua, facendo bollire per 5 minuti. Fate raffreddare. Unite il succo di anguria e, volendo, il succo di un limone e passate nella gelatiera fino a formazione del sorbetto, o in freezer con l’accortezza di mescolare ogni tanto per rompere i cristalli di ghiaccio.

sorbetto di anguria

 

 

 

 

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Ivana Masiero
Da sempre amante e cultrice della buona cucina, grazie a una continua formazione e a una ricerca personale, ha intrapreso da alcuni anni la professione di cuoca a domicilio, dando vita a ricette che uniscono tradizione e innovazione (www.cuocacasa.com). Viaggiatrice appassionata, non manca mai, nel corso dei suoi soggiorni in Italia e all’estero, di ricercare ingredienti locali e, dove possibile, cucinarli sul posto. A volte infilandosi nella cucina di un ristorante ad Hong Kong, altre acquistando i prodotti al mercato e inventando cene sfiziose ovunque si trovi. A Milano, ha frequentato il corso di alta cucina presso l'Istituto di Cultura Enogastronomica Altopalato e i corsi dello chef Sergio Mei, presso l’Hotel Four Seasons. E’ consulente per l’ideazione dei menù del ristorante italo-baiano "Marinata" di Salvador de Bahia (Brasile), oltre che vincitrice di numerosi concorsi legati a Gambero Rosso Channel.