Violette. Una biografia “bastarda”

Vita durissima e infelice di Violette Leduc, che cambiò la scrittura femminile

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Violette
di Martin Provost
con Emmanuelle Devos, Sandrine Kiberlain, Olivier Gourmet, Catherine Hiegel, Jacques Bonaffe´
Voto 7

Un’altra donna selvaggia per Martin Provost. Dopo Seraphine che raccontava la “primitiva” Seraphine Louis (pittrice) come un quadro, dopo la vedova assassina di The Long Falling (non uscito da noi) è la volta di Violette, vita della scrittrice Violette Leduc, che rivoluzionò negli anni tra il dopoguerra e la fine dei Cinquanta il racconto della sessualità femminile con una dura battaglia contro le censure. Stavolta il film è strutturato come un romanzo. Niente museo delle cere o sagra dei sosia dei famosi, eppure dal buio entrano ed escono nella vita di Violette come capitoli il marito Maurice Sachs (autore di Il sabba, omosessuale ebreo collaborazionista), Simone De Beauvoir, che fu la prima a leggere e a capire il potenziale dell’eternamente perdente, depressa e infelice Violette, Jean Genet che le dedica Le Serve, Albert Camus che le pubblica Asphyxie da Gallimard, Jacques Guerin profumiere, collezionista e mecenate, Jean Paul Sartre e altre figure acide, dure, passeggere. Gente che vediamo o non vediamo, non importa, tanto Violette giudica la propria opera un monologo in un deserto, e solo grazie a una pensione (in realtà pagata dalla Beauvoir fino al 1964) e a una serie di colpi della vita che la spingono in avanti, compie la propria opera, sempre ai bordi della solitudine, fino alla calma finale con la tranquillità economica, il riconoscimento del pubblico e il preludio della morte.  Un film davvero letterario senza compiacimenti: La Devos ci mette la faccia depressa della Leduc di Bastarda  (fu il suo bestseller), la Kiberlain quella dura e resistente della De Beauvoir di Il secondo sesso.

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori