Vent’anni fa Rock sotto l’assedio, il concerto delle quattro chitarre e delle mille polemiche

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Sono passati esattamente vent’anni da Rock sotto l’assedio, il doppio concerto organizzato da Vasco anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla guerra nella ex Jugoslavia. Un concerto con tante prime volte ed anche un’ultima volta. Il primo raddoppio a San Siro, la prima volta di Stef Burns sul palco di Vasco, la prima (ed ultima) volta con quattro chitarre, la prima volta di Massimo Riva dopo otto anni di assenza. Ma anche l’ultima volta di Daniele Tedeschi alla batteria.

Vasco ha l’idea del concerto dopo aver visto le foto di Massimo Sciacca, un free-lance che collaborava con la rivista del fan club, che ritraggono alcuni gruppi rock che suonano a Sarajevo. Praticamente sotto le bombe. Nasce così Rock sotto l’assedio, due date a San Siro: il 7 e l’8 luglio. Nel pomeriggio suoneranno i gruppi bosniaci, poi arriverà Vasco.

La volontà è quella di invitare numerosi gruppi, ma sono tempi difficili: niente da fare per i Protest e i Beastly Stroke, a Milano riusciranno ad arrivare solo i Sikter ed il gruppo teatrale Sarajevo Festival Ensamble. Mentre sul prato si scatena la prima “guerra delle bottiglie” che io ricordi ad un concerto di Rossi (usanza fortunatamente dimenticata), le loro esibizioni vengono accolte con distacco (per usare un eufemismo) dal pubblico. Che, diciamolo senza tanti giri di parole, è lì per Vasco. Non mancheranno le polemiche per questo atteggiamento, decisamente in contrasto con lo spirito stesso della manifestazione.

Ma le polemiche più accese saranno sull’incasso dei due concerti: Vasco dice chiaramente che non andrà in beneficenza e le sue parole scatenano un putiferio. Dichiara Rossi al Corriere della Sera: “Non ho bisogno di salire sul palco per decidere di fare beneficenza. Anzi: i concerti io li faccio per soldi, mettendo in gioco la mia faccia e la mia dignità… Offrire a Sarajevo l’ incasso dei concerti sarebbe offensivo. E poi con quei soldi, che farebbero i bosniaci? Comprerebbero fucili…“. Vasco manderà poi un camion di generi alimentari e vestiti a Sarajevo, ma senza pubblicizzare la cosa.

Questa la scaletta del concerto:
0) Intro (ouverture dal Don Giovanni di Mozart)
1) Generale (cover di F. De Gregori)
2) Cosa succede in città
3) Sono ancora in coma
4) Asilo “republic”
5) Va bene, va bene così
6) Fegato, fegato spappolato
7) Sensazioni forti
8) Praticamente perfetto (allora inedita)
9) Senza parole
10) Albachiara/Delusa
11) Portatemi Dio
12) War (band e Massimo Riva)
13) Alibi
14) Vita spericolata
15) Liberi… liberi
16) C’è chi dice no
17) Siamo solo noi
18) Gli spari sopra (con ripresa dei Sikter)
19) Vivere (con ingresso nel finale del Sarajevo Festival Ensamble)
20) Vivere una favola
21) Blasco Rossi
22) Bollicine
23) (per quello che ho da fare) Faccio il militare
24) Guarda dove vai
25) Dillo alla luna (solo la seconda sera)
26) Canzone
27) Albachiara

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.