Gli anni ’80 degli Spandau Ballet in vetrina all’Arena

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Gli anni ’80 tornano a impazzare all’Arena di Verona grazie agli Spandau Ballet, la celebre band di Tony Hadley e dei fratelli Kemp, che per la prima volta calca il palco del tempio dell’opera.
Una scenografia volutamente spartana per far risaltare i giochi di luce che accompagnano ogni canzone, dall’incipit di “Soul Boy” fino al gran finale di “Gold”, dopo due ore filate di musica ed emozioni. Tony Hadley è elegantissimo e più slanciato rispetto alle esibizioni italiane della scorsa primavera, dove era apparso piuttosto appesantito, e si prende la scena sfoderando una voce che resiste ancora benissimo all’usura del tempo.
Al suo fianco girano a mille Martin (basso) e Gary Kemp (chitarra), autentico motore musicale del gruppo, mentre Steve Norman si lancia nelle sue scorribande al sax di cui sono punteggiate tutte le grandi hit del gruppo. Da “Highly Strung” a “Only When You Leave”, passando per “How Many Lies” e “Round And Round” gli Spandau trasportano un’Arena gremita di over 40, che presenta però alcuni vuoti sulle gradinate, nel cuore degli Eighties.
È il momento delle prime parole di Tony Hadley: “Grazie mille, grazie, fa un po’ freddo”, ironizzando sulla torrida temperatura veronese, prima di eseguire un paio di estratti della nuova produzione, “This Is The Love” e “Steal”, caratterizzati dagli sfondi luminosi virati rispettivamente sul rosso e sull’azzurro. Una breve introduzione del front-man apre la scena ai brani più elettronici dei primi anni ’80, trasformando l’Arena in un’enorme discoteca a cielo aperto con tanto di luci psichedeliche e stroboscopiche.
Si parte sulle note di “Chant Nr.1 (I don’t need this pressure on)”, per proseguire con un medley che comprende “Reformation”, “Mandolin”, “Confused” e “The Freeze”, prima del gran finale di “To Cut a Long Story Short”, il primo grande successo della band inglese targato 1980. Dall’elettronica si passa al funky di “Raw”, primo singolo dell’ultimo album della band prima dello scioglimento: quell’”Heart Like a Sky” (1989) tanto bistrattato che conteneva comunque delle canzoni più che valide, come il lentone “Empty Spaces”, di cui Tony offre una splendida interpretazione, in duetto con Gary Kemp. La mini finestra acustica prevede anche la celeberrima “Gold”, cantata “a cappella” dal pubblico. Gary Kemp esalta con stupore la bellezza della location scaligera e in scaletta si susseguono “Once More”, “Communication” e “Lifeline”.
È giunto il momento di gloria anche per il batterista John Keeble, che compie 56 anni, e viene festeggiato da un “happy birthday” collettivo con tanto di torta portata sul palco. “I’ll fly for you” viene presentata come un brano ispirato alla bellezza dello stivale, prima di completare l’apoteosi anni ’80 con il filotto di “Instinction”, “True”, l’attesissima “Through The Barricades” e “Gold”. Gli Spandau Ballet si confermano un gruppo di ottimi professionisti che dal vivo non lascia nulla al caso, concedendosi generosamente a un pubblico che li segue da ormai più di trent’anni.

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.