Franz Ferdinand + Sparks, insieme per stupire

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Picchia forte la calura in questa estate ma nulla mi impedisce di partecipare all’unica data italiana degli F.F.S., egida poco felice per reminiscenze ferroviarie tutte italiche, sotto la quale si cela il connubio Franz Ferdinand e Sparks. La sede è quantomai suggestiva, Porto Antico, Arena del Mare, evocativi nomi per una location che, se si è fortunati, durante i concerti, consente di veder passare a pochi metri dagli artisti enormi navi che tanto ricordano Fellini, il tutto organizzato da ben 18 anni sotto l’egida Goa Boa Festival, parto artistico che ha le sue radici nello storico Psyco Club.

Insomma, eccomi lì con la mia canizie incipiente, che scruto gli astanti : premettendo che molti giovini son qui per l’opening act di George Ezra, che devo dire, vocione a parte, poco mi seduce, cominciano poi ad arrivare “quelli che son li per” e che si dividono, in maniera sbilanciata, in due categorie : per i Franz , e sono la maggior parte, e per gli Sparks, e si distinguono per l’anagrafe.

Mi avvicino il più possibile al palco, io son li per gli F.F.S. in toto (anche se propendo via Sparks…) e con qualche minuto fisiologico di ritardo, arrivano: i Franz Ferdinand esibiscono il loro look post new wave d’ordinanza, tutto slim fit anche se il batterista indossa una sorta di pagliaccesco pigiama a calzoni corti bianco con enormi pois neri e poi i fratelli Mael, Ron, quello con i baffi, in completo blue di almeno tre taglie più grosso prende posizione alla tastiera e Russel, quello che sembra avere un toupet e invece son suoi , con pantaloni bianchi, maglietta nera e girocollo a mantellina, roba che solo una rock star può indossare a quasi 70 anni.

Diciamo subito che l’inizio con “Johnny Delusional” che apre anche il disco fa immediatamente esplodere tutti e due i pubblici riuniti. Da li in poi , con perizia ed equilibrio le bands, in perfetta simbiosi, sciorinano sia brani del lavoro congiunto che “pezzi famosi” delle rispettive appartenenze, il tutto con un entusiasmo ed una generosità che raramente si intravedono negli artisti stranieri in suolo italiano.

Tra i momenti clou, oltre ovviamente alla proposta delle loro hits, ne scelgo due: Russel Mael che, in italiano, loda il pesto e la focaccia, e Ron, che, mentre il resto della band si esibisce (tutti!) in un assolo ti percussioni, lascia la tastiera , si toglie la giacca, la piega, la posa e, infine, si produce nella sua famosa danza (cercare su youtube…) assumendo una inquietante espressione jokeriana, pochi secondi e poi di nuovo seduto in impassibile glacialità (anche se la mia privilegiata posizione mi consente di vederlo muovere le labbra playbeccando qualche canzone…).

Da parte sua Kapranos da il meglio di sé, umorizza fisicamente tutti i clichè r’n’r, e resiste al paragone con l’impossibile voce degli Sparks. Un concerto fantastico, non c’è che dire, un’ora e mezza senza bis (ma non ce n’era bisogno) che difficilmente si scorderà chi ha partecipato. Quando una band saluta il pubblico cantando “Piss off” come finale difficile resistere ed anche il sottoscritto qualche saltello lo ha fatto…

E alla fine le due fazioni hanno vicendevolmente scoperto grandi star per cui partirà la ricerca delle discografie. Tanti auguri.

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Marcello Valeri
Marcello Valeri nasce verso la fine del 1963, anno che vide la morte di Kennedy nella versione di Oliver Stone e la nascita dei Beatles. Influenzato dai fattori sopra citati sin da piccolo dimostra una spiccata tendenza al ballo interrotta solo da rovinosa caduta della partner con conseguente pianto a dirotto, episodio che lo dirotterà per sempre all’ascolto immobile di qualsiasi tipo di musica. Comincia a scrivere di musica nei primi anni 80 su Rockerilla, per poi passare a Rumore, Pulp e poi Blow Up ma insoddisfatto del meccanismo “tu manda che se piace si pubblica – ovvero scrivi bene di qualsiasi disco anche se fa schifo” cessa negli anni 90 ogni pubblicazione cartacea e preferisce dedicare le sue prose all’amico Gian sul sito di Disco Club per approdare a nuovi lidi (si spera). In mezzo lavora da trent’anni nel sociale e si arrabatta per arrivare a fine mese, specie il 20, quando prende lo stipendio che in genere gli dura tre giorni, come gli argentini di Fossati. Da un anno circa ha un programma su web radio che si intitola Freak show.