Il nemico invisibile. Ce l’hai dentro…

La missione infinita di un agente Cia: ritrovare il nemico...

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Il nemico invisibile
di Paul Schrader
con Nicolas Cage, Anton Yelchin, Alexander Karim, Irène Jacob, Aymen Hamdouchi.
Voto 6

L’anziano agente Cia Cage, uscito scioccato e mutilato da un’esperienza di tortura,  tenuto nelle retrovie per tenere conferenze esagitate ai nuovi arruolati e ora anche malato di deficit cerebrale a causa dei colpi ricevuti, contro tutte regole si rimette sulle tracce del suo torturatore attraverso indizi che portano sulla pista di un misterioso malato di anemia mediterranea bisognoso di farmaci in clandestinità. Il film è un’indagine dolorante sulla vita al servizio di un’idea politica travestita da romanzo di spionaggio, che porta i due malati a ricongiungersi e confrontarsi: l’anziano agente che può perdere il controllo in ogni momento e il suo torturatore moribondo che non riesce ad alzarsi per pregare. Doveva essere un film crepuscolare e violento di Nicolas Winding Refn su sceneggiatura di Schrader con Harrison Ford protagonista (il titolo originale The Dying of the Light suona come il morire della luce).  Poi Refn passò alla produzione, Schrader prese la regia e arrivò Cage. Alla fine Schrader ha denunciato su Facebook che il prodotto finale gli è stato sottratto, manipolato e presentato al pubblico alterato. E in  effetti qualcosa vibra come un film di Schrader (uno dei suoi tanti sul fine-vita e il buio definitivo: da American Gigolò a Mishima, Lo spacciatore, Canyons) ma mentre lo vedi non riesci a pensare che l’abbia diretto lui davvero, per via di certe asperità narrative tra l’action movie (incerto), l’intrigo (pasticciato) e il film di bilancio. Si sente rabbia confusa, sì. E Cage ne è un emblema, spesso usato con coraggio (o incoscienza). Ma non basta.

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori