Foto d’autore come ispirazione

57
0

Che Bruce Springtsteen ami leggere, oltre che vedere film, è cosa abbastanza nota. Così come è altrettanto risaputo che molti personaggi letti in un romanzo (basti pensare a “Furore” di John Steinbeck)  o visti in un film sono entrati come protagonisti nelle sue canzoni. Ma senza dubbio una delle massime fonti d’ispirazione per Bruce è stata – e lo è ancora – il libro del fotografo svizzero (poi naturalizzato statunitense)  Robert Frank,  “The Americans”. Il volume venne prima pubblicato a Parigi, nel 1958,  e l’anno successivo in America con la prefazione di Jack Kerouac, di cui nel frattempo Frank era diventato amico, così come di molti altri esponenti della Beat Generation. Il fotografo svizzero era stato  il primo europeo a vincere una borsa di studio della Guggenheim Foundation di New York con la quale aveva girato tutti gli Stati Uniti raccogliendo più di 24.000 foto che vennero condensate in un libro di 83 immagini. Un libro rivelatosi poi fondamentale per più di una generazione, perché ha saputo raccontare l’America, e gli Americani, più e meglio di tanti altri libri, film, saggi, convegni e studi.

Anche Springsteen  considera il libro di Robert Frank un’opera fondamentale, pure per il suo lavoro, al punto da possederne più di una copia sparse nella sua casa come fonte di ispirazione continua. Intervistato sull’importanza che ha avuto questo libro nel panorama culturale americano, Bruce Springsteen ha detto: “Le fotografie di Robert Frank sono ancora oggi impressionanti. Quel libro da solo ha creato un’intera identità americana. Per me è l’equivalente visivo di ‘Highway 61’ di Bob Dylan. E’ un libro di 83 immagini che ne contengono 27.000 al loro interno, così come ‘Highway 61’ è un disco di 9 canzoni che ne hanno dentro altre 12.000, per questo è così potente. Tutti noi che facciamo questo mestiere cerchiamo di cogliere qualcosa, a volte ci riusciamo, altre no. Lui semplicemente ha colto tutto di tutto”.

“La prima volta che ho visto “The Americans” – ha continuato Springsteen – avevo 24 anni e il tono di quelle foto, il modo in cui ci mostrava un genere diverso di persone, mi ha colpito in qualche modo. Ho sempre desiderato poter scrivere canzoni nel modo in cui lui faceva le foto. Credo di avere una mezza dozzina del suo libro per casa e ogni tanto ne prendo uno per rinfrescarmi la memoria“.

Il libro è uscito anche in Italia, edito dalla Contrasto nel 2008, ma è attualmente in ristampa.

CONDIVIDI
Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.