Cover catalogoCi sono in giro per Milano due ideogrammi su un manifesto (Grafica di Tommaso Garner). Sotto una scritta più piccola Jing Shen. The Act of Painting in the Contemporary China (Jing Shen. L’atto della pittura nella Cina contemporanea). Seguiteli e finirete al PAC di Via Palestro per un gran bel lavoro in esposizione fino al 6 settembre su 20 artisti di 3 generazioni. La pronuncia mandarina suona  TiùnScèn, la traduzione brutale sarebbe coscienza, ma nei Tre tesori della medicina taoista Jing è l’essenza, Shen lo spirito (Il terzo è il Qi, la forza). Per questa mostra i curatori Davide Quadrio e Massimo Torregiani avvertono che si può pensare a qualcosa che sta tra forza interiore e consapevolezza del gesto, ma che infine esprime il momento immediatamente prima della pennellata perfetta.
Jing Shen non è una mostra di pittura cinese contemporanea per occidentali: dopo di noi tornerà in Cina. Non è una mostra di pittura “cinese”: è una mostra di pittura contemporanea e basta. Forse non è neanche una mostra di pittura contemporanea: è una mostra di pittura con tanto passato tra le righe. E non si pensi che sia solo passato cinese. È evidente che da una cultura per cui scrivere è già dipingere, sia venuto molto all’estetica delle nostre avanguardie: le loro geometrie sono il nostro astratto  e a loro è ritornato… Infatti Jing Shen sorprende. Entri e vedi qualcosa che sembra calligrafia, ma su scala ciclopica, ed è fatto col sangue di pollo da Liao Guohe. Giri a destra nella prima sala e tutta la stanza è stata dipinta sul posto da Zhan Enli. Nella seconda sala il primo dipinto potrebbe essere opera di Borreman o di Tuymans, ma l’autore è Tang Dixin: un suo divertentissimo dipinto con un volto da cui sembra uscire un fumetto suona ironico fin nel titolo Come On Gengis Khan (pronunciato ka-man Gengis-Khan! sembra un riff). Poi ci sono video di sutra scritti con lo zucchero bruciato (e come mandala distrutti immediatamente e pronti per ripartire) di Kan Xuan, video fatti di disegni tra il colpo di pennello perfetto e il fumetto (Chen Shaoxing) e che in pochi minuti raccontano anni di storia cinese, le trame infinite di X e di + di Ding Yi che stanno tra la ripetizione come perfezione e l’astrazione pura, un quadro in nero lucido su nero dove la luce cambia con il passo dell’osservatore (Guo Hongwei), le ispezioni del proprio cavo orale che diventano ineffabili acquerelli (He Xiangu), tracce di topo sulla tela ricampionate da Zhao Zhao. La mostra non sta ferma: a Malpensa, nella terra di nessuno tra ferrovia e pista è stata installata l’opera Forward di Wang CongXin (umani in movimento visti da dietro, su misura per viaggiatore frettolosi), alla Parete della rinnovata libreria Feltrinelli di piazza Duomo è possibile vedere i video di Chen Shaoxing, opere e il making della mostra, e se installate sullo smartphone la app Jing Shen della Bepart (per IOS e Android) e puntate il cellulare al PAC e al Castello Sforzesco, potete vedere in realtà aumentata la sfera di Li Shurui nel cielo milanese e gli umani da dietro di Wan Gonxin sui palazzi. Silvana Editoriale ha preparato il catalogo a colori in 3 lingue. Jing Shen, come ha sottolineato l’assessore alla cultura DelCorno, è una delle molteplici inziative culturali di Expoincittà che Milano affianca all’Expo.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori