Cremonini prepara il colpo da novanta, c’è Lost in the Weekend: interpretazione

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«Nell’attesa che Buon Viaggio completi la sua vincente estate, Cesare Cremonini scalda i motori ed è prossimo alla pubblicazione di un nuovo estratto dal cofanetto “Più Che Logico”. Ad agosto, infatti, toccherà a Lost in the Weekend far da portavoce al percorso di continua evoluzione del bolognese che oramai da cinque anni ha capito come muovere la macchina e inanellare una hit dietro l’altra. Lost in the Weekend, definita preghiera elettronica in sede di presentazione del disco, è un pianeta decisamente parallelo rispetto all’estiva Share The Love che dal canto suo continua a riscontrare consensi nonostante gli oramai quattro mesi di programmazione radiofonica.
Con un sound potente e rievocante gli anni ’80, è possibile dividere il pezzo in due tronconi per cercarne una prima interpretazione.
Il primo lato del testo delinea il mondo del fine settimana senza confini e cercando di toccare più aree geografiche possibili con associazioni piuttosto inconsuete. Dai pensieri degli «inglesi quando vince il City», agli «appartamenti in Cina che non hanno Google e che si fanno le domande in fila», sino alla speranza di «vivere su Marte» o a «Rimini sul mare», dove le ragazze sprovviste di consapevolezza si fanno male. Ma più la canzone avanza e più nel sottotesto si legge una malinconia che diventa un ossimoro davanti alla voglia di ballare che regala la musica, sempre più invasa in seguito da una leggera oscurità.
Il troncone iniziale si chiude con un Cremonini ascoltatore dei pensieri della folla nelle metropolitane: c’è chi ha voglia di ballare e chi invece nei locali non ha voglia di entrarci perché “veste troppo male” e teme il giudizio della società.

«C’è chi ha voglia di ballare e chi non entra nei locali, poche ossa e troppi cani»

Lo strato di malinconia è assistito ben presto dalla nostalgia di un matto che rimpiange addirittura il totocalcio. Ed è proprio il matto della piazza che spalanca le porte alla seconda parte del testo. Quella che ribalta la posizione di Cremonini, da semplice osservatore a protagonista. Come un tuffo di pancia nella vita. Cesare è accompagnato da una lei e, perso nel weekend, si lascia andare alle sue paure più vere. Ad una comunicazione che sembra mancare con le «notti che parlano lingue straniere» e che trova poi un interrogativo davanti ad un mondo che vive «di un’alchimia di corpi e luci senza nome».
Ma, come ci ha abituati il trentacinquenne cresciuto tra i colli bolognesi, la stragrande maggioranza della sua produzione incontra dei testi nati da una problematica e chiusi con un lieto fine. Come Lost in the Weekend, in cui «la paura poi diventa amore».
I primi critici l’hanno definito il pezzo di una carriera. Forse sì, forse no. Impossibile stabilirlo. Resta probabilmente la perla che come Caronte, ma in un clima assai più mite, traghetterà i primi quindici anni di carriera di Cremonini verso strade sempre più variegate artisticamente. Sempre più nuove.

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.