Dario Faini, il paroliere che si tuffa nel mondo strumentale dei Dardust

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In una delle tappe intermedie del lungo tour estivo partito a luglio da Milano e che terminerà a settembre a Schio, Dario Faini si è fermato a parlare con la redazione di Spettakolo.it per commentare la vitalità del riuscito progetto Dardust, celebrazione di ambienti musicali inseriti in un sound mescolato tra classico ed elettronica. Dedicandosi contemporaneamente a diverse collaborazioni in fase di composizione con artisti di rilievo in Italia (Fiorella Mannoia, Marco Mengoni, Fedez, Francesco Renga e tanti altri), il musicista di Ascoli Piceno sta esportando con risultati sempre più positivi il suo progetto artistico lungo tutto lo stivale.

Hai collaborato con artisti di rilievo nel panorama italiano. Come mai poi la voglia di lanciarsi in un progetto unicamente strumentale?
“Essendo un autore e un compositore, la mia sfida è questa: adattare la musica al testo italiano. Dunque dopo sette anni ho pensato che un mio progetto dovesse esser privato delle parole. Doveva rispecchiare l’idea musicale in maniera pura. Senza che questa fosse condizionata dalla metrica.”

Dunque il progetto Dardust proseguirà lungo questa direzione.
“Chissà, magari la voce la mettiamo piano piano. Amo, però, molto questa scena nordica di progetti pianistici e contaminazione elettronica.”

Come definisci questo tipo di musica?
“Potrei definirla una neo-classica, ma preferisco inquadrarla in un pop/strumentale/cinematica. La musica può risultare un commento alle immagini. Le influenze classiche non mancano, ma sono influenze da colonne sonore. E poi c’è l’elettronica.”

Lo spazio, la galassia: sono temi ricorrenti nei vostri pezzi.
“Sì, unire il classico all’elettronica mi permette di portare un pianoforte in una navicella spaziale: l’idea di base è questa, ha un suo riferimento nello spazio”

La tecnologia si sta inserendo a pieno regime nei concerti dal vivo: penso a Jovanotti e Tiziano Ferro che negli stadi son stati attenti al visual o al cortometraggio di Cremonini che ha portato il cinema nel palasport. Voi come valutate questo supporto?
“La tecnologia aiuta in uno show. Allarga una dimensione nuova e aggiunge parecchio al live. Per noi è ancora più utile perché mancano le parole, è come se ci desse profondità e aggiungesse un quid in più”

Come trattate il visual nei vostri concerti?
“Con parecchia cura, è un fattore importante. Proietteremo i videoclip da Tiziano Rosso che ha lavorato anche per i Negramaro e altri scenari visual in un viaggio spaziale. Sono tre dischi e il secondo lo faremo in Islanda, su cui anticiperemo qualcosa nei concerti”

Che lettura dai alla musica strumentale?
“Secondo me potrebbe essere più potente di quella con le parole. Ognuno può inserirci ciò che vuole e io ci credo molto in questa cosa. Viene definito come un genere di nicchia. Noi vogliamo farlo fluire come un progetto pop. Lo dimostrano i videoclip e poi MTV, per esempio, l’ha sposato. Abbiam vinto questa sfida”

E le radio?
“Radio Montecarlo ha sposato il progetto. Basta enfatizzare la parte dell’elettronica per renderlo più veicolabile nelle radio”

Musica italiana nel 2015: come ti pare la situazione?
“Penso che da un lato siamo fermi rispetto a ciò che riguarda la produzione del pop. Dall’altra c’è una nuova scena di produttori e artisti che piano piano stanno creando un nuovo esercito verso la contemporaneità”

Qual è la prossima collaborazione?
“Posso anticiparti che è in atto una collaborazione con Luca Carboni, uno dei miei idoli dell’infanzia. Sono molto contento ovviamente”

Hai scritto per artisti molto diversi tra loro: Marco Mengoni e Fedez, due esempi su tutti. Come si riesce ad entrare in dimensioni così differenti?
“La cosa è complicata, ma l’idea di partenza è quella di una canzone onesta. Se c’è questa cosa il brano arriva anche dove non puoi immaginare. Mai mi sarei aspettato, per esempio, che certe canzoni finissero poi in mano a Marco Mengoni o Renga e che magari credevo fossero destinate altrove”

Con chi vorresti collaborare?
“Elisa. Che secondo me è anche molto vicina a questo modo di scrivere. Però lei è una cantautrice, sarà difficile. Chissà, magari un featuring vocale con i Dardust sarebbe una figata”

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.